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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Moody's, FT e la "recita" che deve preoccupare gli italiani

Nella giornata di ieri Moody’s ha tagliato la previsione sul Pil italiano, proprio quando Renzi ha rilasciato un’intervista al Financial Times. Il commento di MAURO BOTTARELLI

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Il primo assalto estivo è arrivato, per quanto avanzato da un soggetto la cui credibilità è pari a quella di Schettino quando si tramuta in relatore di convegni universitari. L’agenzia di rating Moody’s ha tagliato la previsione sul Pil del nostro Paese nel 2014 al -0,1% dal precedente +0,5%. In un report dedicato al Bel Paese, dopo che l’economia italiana si è contratta dello 0,2% nel secondo trimestre di quest’anno rispetto al trimestre precedente, Moody’s sottolinea che la debolezza del quadro economico rende più complicate l’approvazione e l’attuazione del piano di riforme strutturali annunciato dal governo di Matteo Renzi.

Il piano è “ambizioso” per l’agenzia, ma la lentezza dell’azione di riforma suggerisce che la popolarità del governo, che è stata dimostrata dall’esito delle elezioni europee, non si è ancora tradotta in uno slancio politico che porti ad approvare e ad attuare un quadro più ampio di riforme. Tale lentezza delle riforme e le lacune nella performance di bilancio, avverte Moody’s, probabilmente aumenteranno le tensioni coi partner europei, soprattutto con la Germania. Tutto ciò rende al contempo la riduzione del deficit e del debito più difficile e comporterà l’attuazione di misure economiche strutturali “politicamente più impegnative”.

L’agenzia di rating vede il rapporto deficit/Pil 2014 e 2015 al 2,7%, con rischi significativi di ulteriori revisioni al rialzo anche per il rapporto debito/Pil che Moody’s stima al 136,4% quest’anno e al 135,8% nel 2015. Il potenziale effetto del bonus di 80 euro, entrato in vigore soltanto a giugno, potrebbe avere un impatto nella seconda parte dell’anno. «Il governo italiano - ha affermato Sarah Carlson, vice president-senior credit officer di Moody’s Investors Service - ipotizza un deficit del 2,6% rispetto al Pil nel 2014 e il suo programma di stabilità prevede un disavanzo dell’1,8% nel 2015. Pensiamo che l’Italia mancherà entrambi questi obiettivi e che l’onere del debito raggiungerà il picco del 136,4% del Pil nel 2014 per poi scendere al 135,8% nell’anno successivo. La recessione in Italia - ha concluso la Carlson - avrà effetti negativi sulla politica fiscale e sul clima politico generale, sia a livello nazionale che europeo». Insomma, roba grossa.

Peccato che chi si lancia in questa intemerata sia uno dei tre soggetti che fino a una settimana prima dal crollo, garantiva ancora rating “neutral” per Lehman Brothers: difficile prenderli sul serio, anche se alla luce dell’ultimo dato sul Pil non ci sarebbe troppo da stupirsi se questa volta - come per il proverbiale orologio rotto - la previsione fosse azzeccata. Ma signori, mi raccomando, non fatevi prendere in giro: è una recita a soggetto quella in atto. La conferma ci giunge dall’intervista al Financial Times di Matteo Renzi, nel corso della quale si è detto sicuro che l’Italia sia sulla giusta strada per soddisfare i target di bilancio dell’Ue, nonostante il ritorno in recessione.