BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Moody's, FT e la "recita" che deve preoccupare gli italiani

Pubblicazione:martedì 12 agosto 2014

Infophoto Infophoto

Il primo assalto estivo è arrivato, per quanto avanzato da un soggetto la cui credibilità è pari a quella di Schettino quando si tramuta in relatore di convegni universitari. L’agenzia di rating Moody’s ha tagliato la previsione sul Pil del nostro Paese nel 2014 al -0,1% dal precedente +0,5%. In un report dedicato al Bel Paese, dopo che l’economia italiana si è contratta dello 0,2% nel secondo trimestre di quest’anno rispetto al trimestre precedente, Moody’s sottolinea che la debolezza del quadro economico rende più complicate l’approvazione e l’attuazione del piano di riforme strutturali annunciato dal governo di Matteo Renzi.

Il piano è “ambizioso” per l’agenzia, ma la lentezza dell’azione di riforma suggerisce che la popolarità del governo, che è stata dimostrata dall’esito delle elezioni europee, non si è ancora tradotta in uno slancio politico che porti ad approvare e ad attuare un quadro più ampio di riforme. Tale lentezza delle riforme e le lacune nella performance di bilancio, avverte Moody’s, probabilmente aumenteranno le tensioni coi partner europei, soprattutto con la Germania. Tutto ciò rende al contempo la riduzione del deficit e del debito più difficile e comporterà l’attuazione di misure economiche strutturali “politicamente più impegnative”.

L’agenzia di rating vede il rapporto deficit/Pil 2014 e 2015 al 2,7%, con rischi significativi di ulteriori revisioni al rialzo anche per il rapporto debito/Pil che Moody’s stima al 136,4% quest’anno e al 135,8% nel 2015. Il potenziale effetto del bonus di 80 euro, entrato in vigore soltanto a giugno, potrebbe avere un impatto nella seconda parte dell’anno. «Il governo italiano - ha affermato Sarah Carlson, vice president-senior credit officer di Moody’s Investors Service - ipotizza un deficit del 2,6% rispetto al Pil nel 2014 e il suo programma di stabilità prevede un disavanzo dell’1,8% nel 2015. Pensiamo che l’Italia mancherà entrambi questi obiettivi e che l’onere del debito raggiungerà il picco del 136,4% del Pil nel 2014 per poi scendere al 135,8% nell’anno successivo. La recessione in Italia - ha concluso la Carlson - avrà effetti negativi sulla politica fiscale e sul clima politico generale, sia a livello nazionale che europeo». Insomma, roba grossa.

Peccato che chi si lancia in questa intemerata sia uno dei tre soggetti che fino a una settimana prima dal crollo, garantiva ancora rating “neutral” per Lehman Brothers: difficile prenderli sul serio, anche se alla luce dell’ultimo dato sul Pil non ci sarebbe troppo da stupirsi se questa volta - come per il proverbiale orologio rotto - la previsione fosse azzeccata. Ma signori, mi raccomando, non fatevi prendere in giro: è una recita a soggetto quella in atto. La conferma ci giunge dall’intervista al Financial Times di Matteo Renzi, nel corso della quale si è detto sicuro che l’Italia sia sulla giusta strada per soddisfare i target di bilancio dell’Ue, nonostante il ritorno in recessione.


  PAG. SUCC. >