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SPY FINANZA/ I numeri che mettono sotto accusa banche e Bce

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Sul fabbisogno del primo semestre ha inciso poi per 4,3 miliardi il sostegno finanziario ai Paesi dell’area dell’euro: nel complesso, la quota di competenza italiana del sostegno finanziario ai Paesi dell’area era pari alla fine dello scorso giugno a 59,9 miliardi. Dulcis in fundo, sono inoltre calate del 7,7% le entrate tributarie a 42,7 miliardi di euro, contro i 46,2 miliardi del giugno 2013. Nei primi sei mesi dell’anno le entrate tributarie sono state pari a 188,2 miliardi di euro (-0,7%): ma «tenendo conto di una disomogeneità nella contabilizzazione di alcuni incassi - ha avvertito però Banca d’Italia -, la riduzione delle entrate tributarie sarebbe stata più pronunciata».

Inoltre, la deflazione è già realtà in dieci grandi città italiane. Sono infatti sei i capoluoghi di regione e quattro i grandi comuni dove i prezzi su base annua rilevati dall’Istat risultano in calo su base tendenziale: in particolare, il costo della vita è sceso dello 0,4% a Torino, dello 0,3% a Bari e Firenze, dello 0,2% a Roma e Trieste e dello 0,1% a Potenza. Per quanto riguarda i centri con più di 150mila abitanti non capoluoghi di regione, Livorno ha registrato una flessione su base annua dei prezzi dello 0,7% (più ampia di quella rilevata a giugno quando era pari a -0,5%), mentre Verona ha segnato, per la seconda volta consecutiva, un calo tendenziale dello 0,5%. In diminuzione su base annua anche i prezzi a Reggio nell’Emilia e Ravenna (per entrambe -0,1%). Ma tranquilli, siamo in buona compagnia. La ratio debito/Pil del Portogallo è salita dal 127,4% al 132,9%, miracoli dell’austerity e della troika, ed è destinata a salire ancora, vista la revisione del tasso di crescita previsto per quest’anno e la conclamata deflazione in cui versa il Paese, il quale potrebbe dover alzare bandiera bianca e in autunno salvare del tutto il Banco Espirito Santo prima che il contagio vada a infettare tutto il sistema bancario del Paese, molto esposto nei confronti dell’altrettanto traballante settore spagnolo.

Eh già, le banche, il motore immobile del capitalismo straccione fatto con soldi a costo zero, aiuti di Stato, trucchi contabili e altri magheggi pur di non sottostare alle uniche leggi che dovrebbero governare il settore, ovvero quelle di mercato. Guardate questi due grafici: il primo ci mostra l’aumento del market cap (il valore di mercato del capitale azionario di una società, derivante dal corso delle su azioni moltiplicato per il numero di azioni di capitale emesse dalla società) registrato lo scorso hanno dalle principali banche europee e il secondo i Paesi nei quali il settore bancario ha performato maggiormente. Come vedete, nel primo caso Intesa Sanpaolo e Unicredit sono rispettivamente seconda e terza in classifica, mentre per quanto riguarda l’altra categoria l’Italia con il suo comparto bancario è prima, tallonata guarda caso dalla Spagna, Paese che giova ricordare ha visto proprio il settore bancario salvato dall’Ue con 41 miliardi di euro.

Ora, al netto del deleverage per Basilea, delle sofferenze, degli acquisti obbligazionari sovrani con il badile per tenere a bada lo spread, ma anche dei bonus dei manager, non sarebbe il caso che anche le banche facessero la loro parte per spezzare il circolo vizioso in cui siano precipitati? Senza credito, la crisi può soltanto peggiorare. Anche se peggio di così, appare davvero dura.

 

 



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COMMENTI
14/08/2014 - Renzianamente:#italianistaesereni (Carlo Cerofolini)

Renzianamente:#italianistaesereni, Renzi e Napolitano pensano a noi, quindi la vedo messa molto male.

 
14/08/2014 - Chi può? (Renato Mazzieri)

Bisogna trasferire ricchezza dal 10% che ha di più al 50/70% che ha di meno. E non possono farlo le banche, che hanno crediti inesigibili (se non rinnovati) superiori ai loro patrimoni.