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(FANTA) FINANZA/ Draghi e i nuovi "compiti a casa" per l'Italia

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

Il governo italiano ha sette compiti fondamentali:

1) I conti in ordine. La riduzione del rapporto tra debito e prodotto resta la sfida ineludibile; la sua velocità dipende dal ritorno a una crescita stabile e sostenuta. Crescita economica ed equilibrio del bilancio pubblico non possono che essere perseguiti congiuntamente. Secondo numerosi studi, riforme strutturali come quelle citate hanno ricadute positive sulla crescita, ma richiedono spesso tempi di attuazione lunghi e i loro benefici non sono immediati. Per questo, non c'è più tempo da perdere. La dinamica negativa del Pil impone un aggiustamento in corso d’anno per restare sotto quota 3% ed evitare una nuova procedura d’infrazione. Per il 2015 la legge di stabilità deve prevedere un intervento non inferiore a un punto e mezzo di Pil, senza aumentare la pressione fiscale.

2) Le imposte. Dopo l’aumento registrato nel 2012 (1,5 punti percentuali), la pressione fiscale è scesa nel 2013 di quasi due decimi di punto, al 43,8%, risultando comunque 2,1 punti sopra a quella media degli altri paesi dell’area dell’euro. Nel 2013 in Italia il cuneo fiscale relativo a un lavoratore dipendente senza carichi familiari e con una retribuzione lorda pari a quella media dei lavoratori a tempo pieno del settore industriale e dei servizi è pari al 47,8% del costo del lavoro. Questo valore è superiore di circa 5,4 punti percentuali a quello medio degli altri paesi dell’area dell’euro. Per quanto concerne invece il prelievo sui redditi di impresa, nel 2013 l’aliquota legale in Italia è superiore a quella degli altri paesi dell’area di circa 6 punti percentuali; tale aliquota è tuttavia sostanzialmente in linea con quella media di Germania, Francia e Spagna.

3) La spesa. La spesa primaria corrente, che si era ridotta nei due anni precedenti, è aumentata dell’1,3%, trainata dalla crescita delle prestazioni sociali (2,7%). Nel complesso, l’analisi delle stime tendenziali suggerisce che nel 2015 i risparmi di spesa indicati come valore massimo ottenibile dalla spending review non sarebbero sufficienti, da soli, a conseguire gli obiettivi programmatici.

4) Il mercato del lavoro. Tre anni fa la Bce scriveva: “C'é anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi”. In questo periodo è stato fatto molto, ma manca ancora il passaggio più importante. La disciplina relativa alla flessibilità in uscita non ha subito interventi. La riforma Fornero aveva circoscritto il perimetro della tutela reintegratoria introducendo limiti massimi all’indennità da corrispondere al lavoratore. Era stata inoltre prevista una procedura di conciliazione preventiva per evitare l’insorgere del contenzioso. Infine, con l’obiettivo di contenere la durata dei giudizi relativi ai licenziamenti, la legge aveva anche previsto un rito speciale per tali controversie. Per valutare l’impatto di questi cambiamenti, tuttavia, bisogna attendere che il parlamento approvi i provvedimenti varati dal presente governo. Ci vorranno ancora dei mesi e l’esito resta incerto.


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COMMENTI
15/08/2014 - UE CON EURO IN CRISI UK CON STERLINA NO PERCHÉ? (Carlo Cerofolini)

Tutta l’Ue affonda sempre più nella recessione, con l’eccezione del Regno Unito che però - guarda caso - non ha l’euro ma la sterlina e una Banca centrale che può battere moneta, a differenza della Bce. Ciò detto, è mai possibile che nessuno voglia trarre insegnamento da questi dati incontrovertibili e non capisca che restare legati all’euro con questa Bce e ossequienti a tutti i diktat Ue è un suicidio? Tutto questo chiaramente al netto delle riforme che l'Italia deve fare, a cominciare da quella del fisco (flat tax), a quella istituzionale (presidenzialismo, eliminazione della modifica del Titolo V della Costituzione del 2001, ecc.), a quella della burocrazia ("azzerarla" e via anche le autorities), fino a quella della giustizia (come in Francia), ecc. Quosque tandem…