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(FANTA) FINANZA/ Draghi e i nuovi "compiti a casa" per l'Italia

Pubblicazione:venerdì 15 agosto 2014

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Mario Draghi tre anni dopo. Questa volta non c’è una lettera formale, come avvenne il 5 agosto 2011, ma un faccia a faccia informale con Matteo Renzi. Non sono emersi dettagli dell’incontro nella villa di Draghi vicino a Città della Pieve, ma quel che si è riusciti a sapere, non è affatto consolante. La situazione economica italiana è drammatica. Se le cose non cambiano, anche quest’anno l’economia sarà in recessione; con l’aggravante che si sono fermati anche gli altri grandi paesi, la Francia e, dopo cinque anni, la stessa Germania.

Il presidente della Bce si è impegnato a ricorrere a misure straordinarie per evitare la deflazione e rilanciare la domanda: finora sono stati impegni verbali, a settembre dovrà passare ai fatti. Ma ha bisogno che l’Italia si rimetta in carreggiata. Sarebbe troppo facile, infatti, accusarlo di aver stampato moneta per aiutare il proprio Paese, una critica emersa anche nell’estate 2011, quando comperò titoli italiani, e due anni fa, quando Draghi salvò l’euro.

Cosa deve fare, allora, il governo Renzi? Cerchiamo di immaginare non la lettera che non c’è, ma lo schema tracciato dalla Bce. Facciamo finta di aver trovato il bloc-notes con gli appunti nei pressi di Città della Pieve e vediamo cosa c’è scritto. 

 

Premessa. A fronte di un miglioramento nel costo del debito in seguito alle politiche monetarie della Banca centrale europea, c’è un netto peggioramento del rapporto tra debito pubblico italiano e prodotto lordo (ben sedici punti percentuali rispetto al 2011) dovuto soprattutto alla mancata ripresa.

Una delle componenti della bassa crescita è il livello significativamente ridotto dell’investimento privato. Non è una eccezione nell’area euro dove il livello degli investimenti privati è molto più basso che in altre parti del mondo, come negli Stati Uniti. E la colpa non è il costo del capitale, perché gli interessi, nominali e reali, sono rimasti bassi, anzi in alcune aree dell’euro zona sono rimasti addirittura negativi. Dunque esiste in generale un problema di domanda. Un sostegno potrà derivare, oltre che da politiche espansive nei paesi dove le condizioni dei conti pubblici lo consentono, da un’azione concertata a livello europeo. Ma ciò richiede un impegno ancora maggiore in paesi come l'Italia, dovendo recuperare un decimo del prodotto lordo prima di tornare agli stessi livelli ante crisi.

La seconda componente ha a che fare con le riforme strutturali. L’incertezza sui loro contenuti, sulla loro implementazione e sulla loro ricaduta temporale è un fattore molto importante che scoraggia l’investimento privato.

Risultati importanti sono stati ottenuti nell’aggiustamento della finanza pubblica. Tuttavia, il risanamento è stato compiuto soprattutto attraverso un consistente sforzo fiscale che ha compresso la domanda per consumi e investimenti. Anche per questo la recessione si manifesta più lunga e pesante del previsto. Se il dosaggio tra aumento delle entrate e riduzione delle uscite correnti fosse stato più equilibrato, l'Italia avrebbe potuto trarre un vantaggio maggiore dalla riduzione del costo del denaro sui mercati, dalla politica monetaria espansiva e dalla ripresa della domanda internazionale.


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COMMENTI
15/08/2014 - UE CON EURO IN CRISI UK CON STERLINA NO PERCHÉ? (Carlo Cerofolini)

Tutta l’Ue affonda sempre più nella recessione, con l’eccezione del Regno Unito che però - guarda caso - non ha l’euro ma la sterlina e una Banca centrale che può battere moneta, a differenza della Bce. Ciò detto, è mai possibile che nessuno voglia trarre insegnamento da questi dati incontrovertibili e non capisca che restare legati all’euro con questa Bce e ossequienti a tutti i diktat Ue è un suicidio? Tutto questo chiaramente al netto delle riforme che l'Italia deve fare, a cominciare da quella del fisco (flat tax), a quella istituzionale (presidenzialismo, eliminazione della modifica del Titolo V della Costituzione del 2001, ecc.), a quella della burocrazia ("azzerarla" e via anche le autorities), fino a quella della giustizia (come in Francia), ecc. Quosque tandem…