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Economia e Finanza

FINANZA/ Le domande che smontano i "teoremi" dei poteri forti

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Cosa ci aspetta lo ha già chiarito Draghi: “Occorre cedere sovranità”. Una frase che, a rigor di diritto, dovrebbe far scattare una denuncia per attentato alla Costituzione, poiché da articolo 1 la sovranità appartiene al popolo e da articolo 11 sono previste limitazioni, ma mai cessioni in nessun articolo della nostra Costituzione. E pure le limitazioni sono previste in condizioni di parità con gli altri stati, cosa che oggi non è, poiché in Germania ogni determinazione dell’Ue è sottoposta alla revisione della Corte Costituzionale per verificare se compatibile con la Costituzione. Com’è ovvio, i tedeschi difendono i loro interessi, mentre noi (insieme ad altri paesi) abbiamo rinunciato a difendere i nostri. Loro continuano a violare i trattati (perché anche il surplus eccessivo è una violazione dei parametri di Maastricht), mentre noi (e soprattutto i nostri politici) continuiamo a tacere.

In tutto questo, continua il martellamento incessante della propaganda dominante a favore del libero mercato. Nonostante l’evidenza storica e del presente, si continua con la diffusione della menzogna. Qui ci tengo a ribadire due passaggi fondamentali, già ampiamente sviluppati nel mio libro “Eurocidio”. Il primo è che la presunta efficienza del libero mercato è scientificamente una menzogna. E lo è per due scienze, quella economica e quella matematica. Per quella economica perché anche con il semplice dilemma del prigioniero (spiegato sufficientemente anche su Wikipedia) si descrive chiaramente una situazione di libero mercato (informazione pari e pari scelta) e un risultato che non è ottimale (non è un “ottimale paretiano”). Quindi il libero mercato, nella sua struttura fondamentale, non è efficiente.

Per fare un paragone, la condizione di compravendita la potremmo descrivere come la condizione in cui si trovarono Usa e Russia durante la Guerra fredda: il comportamento più logico era la corsa agli armamenti, ma non era certo quello più efficiente (come impiego di risorse). Il dilemma del prigioniero dimostra in qualche modo come quello del libero mercato sia un equilibrio di comportamenti, non un equilibrio di efficienza, che è una cosa completamente diversa in tante circostanze. Insomma, il libero mercato non è efficiente, e le potenze economiche e finanziarie ci tengono che non lo sia, perché così il loro guadagno è maggiore.

La cosa è ridimostrata pure da un punto di vista matematico, poiché il mercato economico (e ancora più quello finanziario) è frattale, cioè il prezzo di scambio è composto da gradini, da discontinuità (il prezzo infatti può variare al minimo di un centesimo, non può variare per frazioni di millesimi o di milionesimi di euro), e quindi la funzione di distribuzione sottostante (mi scuso per il tecnicismo, inevitabile in questo punto) è una cosiddetta “legge di potenza”, cioè una legge matematica che favorisce i casi estremi, i casi eccezionali, le grandi oscillazioni. Una legge di distribuzione (per esempio, della ricchezza) che quindi non favorisce l’equilibro e l’efficienza, ma gli eccessi, cioè le grandi ricchezze (e povertà). E una situazione in cui vi sono pochissimi ricchissimi e tantissimi poveri è, oltreché immorale, pure gravemente inefficiente (muore il mercato interno e crolla il Pil, suona familiare?).

E tutto questo è limpidamente confermato dal principio di Pareto, il quale circa cento anni fa scopriva che, invariabilmente, in diversi paesi e condizioni economiche, il 20% più benestante della popolazione possedeva circa l’80% delle ricchezze. Cioè la realtà mostrava che il libero mercato, a causa della propria inefficienza, distribuisce la ricchezza favorendo gli eccessi. Un durissimo colpo per la dottrina liberista (e pure per Pareto). E oggi la situazione della disuguaglianza, anche grazie alla globalizzazione, continua a peggiorare: negli Usa il 40% della ricchezza nazionale totale è controllata dall’1% della popolazione, mentre il 40% della popolazione più povera detiene solo l’1% della ricchezza nazionale. Ma con la crisi le cose sono peggiorate: sono arrivati al 48% della ricchezza nazionale.

“Il denaro deve servire e non governare!” spiega Papa Francesco nella Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium (n. 57). E invece noi siamo nel tempo del governo del denaro, del governo della Bce, dove il governatore Draghi chiede e pretende dagli stati la rinuncia alla sovranità, perché così la sovranità l’hanno loro. E continuano a pretendere anche in forza di un dominio culturale costante e imperterrito, nonostante tutti i fallimenti.