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FINANZA/ Le domande che smontano i "teoremi" dei poteri forti

Pubblicazione:sabato 16 agosto 2014

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Questo è il quadro nel quale si deve muovere la politica italiana. E in questo quadro, i politici attuali appaiono davvero dei nani. Diceva Amartya Sen circa un anno fa: “L’euro è stato un’idea orribile. Lo penso da tempo. Un errore che ha messo l’economia europea sulla strada sbagliata. Una moneta unica non è un buon modo per iniziare a unire l’Europa. I punti deboli economici portano animosità invece che rafforzare i motivi per stare assieme. Hanno un effetto-rottura invece che di legame”.

Come uscirne? Occorre ricordare le parole di Papa Francesco: “Una riforma finanziaria che non ignori l’etica richiederebbe un vigoroso cambio di atteggiamento da parte dei dirigenti politici, che esorto ad affrontare questa sfida con determinazione e con lungimiranza, senza ignorare, naturalmente, la specificità di ogni contesto. Il denaro deve servire e non governare!” (n. 57).

L’alternativa negativa? Proprio novanta anni fa, nel 1924 il partito fascista prese il potere con “libere” elezioni ottenendo il 60% dei voti. La caratteristica che mi colpisce di quella tornata elettorale è che i votanti furono circa il 60% degli aventi diritto. Quella della disaffezione politica è la strada oggi imboccata, una strada che porta a soluzioni pericolose. Dovremmo avere imparato la lezione dalla storia.



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