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Economia e Finanza

FINANZA/ Le domande che smontano i "teoremi" dei poteri forti

Nonostante i recenti pessimi dati che arrivano dalla realtà, spiega GIOVANNI PASSALI, si continuano a diffondere delle menzogne riguardanti l’economia e la finanza

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E così i recenti dati sul Pil italiano spazzano via mesi di tentativi di riforme. Tutta la narrativa ufficiale descriveva (e descrive) le riforme come passaggio ineludibile per stimolare la crescita. Nonostante il buonsenso dicesse una cosa diversa, tutti erano e rimangono impegnati a sostenere la storiella della necessità delle riforme. Nessuna autocritica, anzi. Le uniche critiche sono sul fatto che forse occorreva dare precedenza alle riforme economiche e fiscali. Ma solo riforme, nessuna incertezza sul fatto che sia necessaria più Europa.

C’è qualcuno che sappia rispondere alle più semplici domande? Perché mai una riforma dovrebbe far crescere l’economia? Perché dovrebbe crescere il Pil? Forse perché così un investitore straniero potrebbe investire in Italia? Ma se lo fa è per guadagnarci lui, non certo per far guadagnare noi. E poi, la produzione dove potrebbe trovare sbocco, visto il crollo dei consumi interni in Italia? Nell’esportazione? Ma di quella siamo forse capacissimi pure noi, senza bisogno di investitori stranieri? E non si tiene conto che se in Europa tutti adottano la stessa politica economica, cioè se tutti si mettono a esportare e nessuno importa, allora non esporta nessuno e tutti ci perdono? E allora quale soluzione? A cosa possono servire le riforme, se non a facilitare gli investimenti stranieri in modo che loro (gli stranieri) si possano arricchire con maggiore facilità e con minori rischi (cioè tutti i rischi rimangono a noi)?

Domande scomode, che esigono una risposta, soprattutto dopo che il semestre che doveva essere quello della crescita risulta essere della recessione tecnica, cioè due trimestri consecutivi di Pil in negativo. Senza contare che, su base annua, siamo per ora a -0,3%, in attesa di vedere come finirà l’anno. Il principale documento di belle intenzioni in materia di economia del governo, cioè il Def, prevedeva per il 2014 una crescita del Pil pari allo 0,8%. Ora nel trimestre siamo al -0,2%, e -0,3% su base annua. In base a quel documento il governo ha previsto l’uscita dalla crisi, le entrate fiscali, le spese, la sostenibilità del debito. In base a quel documento, l’Ue ha approvato le politiche economiche e fiscali del governo. Ma ora, con un Pil tendenzialmente inferiore di un 1% rispetto a quelle previsioni, tutti i conti sono destinati a saltare, insieme ai parametri da rispettare. E il primo di questi (visto il recente dato negativo delle entrate fiscali) potrebbe essere proprio il famigerato rapporto deficit/Pil, quello che dovrebbe essere al massimo al 3% e già lo scorso hanno abbiamo pericolosamente sfiorato. Ora che il Pil sta calando, come andrà quel rapporto? Facciamo una scommessa? Vi piace vincere facile?