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SPY FINANZA/ Le "previsioni" che fan paura a Russia e Ue

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Vladimir Putin (Infophoto)  Vladimir Putin (Infophoto)

Secondo, il fatto che la situazione in Iraq non dovrebbe in realtà preoccupare troppo dal punto di vista petrolifero. La crisi riguarda infatti la parte nord del Paese, dove vengono prodotti circa 360mila barili al giorno, corrispondenti solo al 12% dell’intero output nazionale che è di circa 3 milioni di barili al giorno. Di più, di quei 360mila barili, solo un terzo è destinato all’export, quindi se anche si dovesse bloccare del tutto la produzione nel nord, l’impatto a livello di mercato internazionale sarebbe minimo. C’è poi lo shale gas statunitense, che ha aumentato di 1,2 milioni di barili al giorno la sua produzione quest’anno, portando il totale a 11,5 milioni di barili. Non è quindi un caso se giovedì, durante una visita in Crimea, Vladimir Putin ha da prima utilizzato toni più concilianti rispetto al conflitto («La Russia farà tutto il possibile per fermare lo spargimento di sangue in Ucraina. Dobbiamo essere pronti a difenderci, ma non al prezzo di uno scontro con il resto del mondo. Dobbiamo costruire il nostro Paese con calma, dignità e in modo efficace, senza tagliarlo fuori dal resto del mondo»), ma poi ha lanciato un attacco quasi senza precedenti contro lo status di benchmark del dollaro nel mercato energetico, dichiarando che «la Russia deve perseguire il fine di poter vendere petrolio e gas in rubli a livello globale, visto che il monopolio del dollaro nel commercio energetico sta danneggiando la nostra economia».

E sempre giovedì, stranamente, il gigante energetico russo Gazprom ha pubblicato un report che ai più è sembrato un chiaro monito all’Europa rispetto al suo atteggiamento verso Mosca. Ecco il concetto più importante in esso contenuto: «La produzione commerciale di shale gas in Europa non può cominciare prima del 2016-2018, anche in caso di riscontri geologici positivi. Ma i volumi di produzione non porteranno grandi cambiamenti nel mercato europeo del gas a causa di un declino della produzione convenzionale di gas». Come dire, attenti perché l’inverno prima o poi arriva e il rubinetto lo apriamo o chiudiamo noi. Di converso c’è da dire che l’inverno mite dello scorso anno ha garantito l’aumento delle scorte per molti Paesi europei, i quali quindi potrebbero anche riuscire a passare i mesi più freddi senza dover sottostare a ricatti energetici e contando sul fatto che prima dell’inverno 2015 certamente la situazione russo-ucraina sarà risolta, in un modo o nell’altro.

C’è però qualcos’altro legato a quel conflitto che sta già facendo patire i Paesi europei, ovvero il bando sull’import imposto per un anno da Vladimir Putin su moltissimi prodotti europei, agricoli e non. Ne sa qualcosa la Spagna, dove il ministro per l’Agricoltura, Isabel Garcia Tejerina, ha chiesto e ottenuto un incontro a Bruxelles per discutere di eventuali compensazioni comunitarie per le perdite che il blocco deciso da Mosca sta determinando. Il governo spagnolo ha stimato che i danni per il comparto agricolo ammonterebbero a circa 337 milioni di euro, circa l’1,8% dell’export spagnolo, ma l’opposizione socialista ribatte alzando la cifra a 581 milioni.

Lo scorso anno sono stati esportati dalla Spagna in Russia 37mila tonnellate di pomodori, 35mila di pesche e 33mila di mandarini, stando a dati dell’Associazione dei piccoli coltivatori (Upa). Per Lorenzo Ramos, segretario dell’Upa, «potrebbe essere necessaria una compensazione da parte dell’Ue per le conseguenze delle sue decisioni politiche, altrimenti coltivatori che lavorano tutto l’anno non avranno nemmeno sufficienti introiti per coprire i costi di produzione». E che dire della Finlandia, dove il principale gruppo lattiero-caseario, Valio, ha lasciato a casa già 800 lavoratori negli stabilimenti di Haapavesi, Seinajoki, Vantaa e Lappeenranta a causa del minor numero di commesse determinato dal bando russo?



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COMMENTI
16/08/2014 - Lo shale-oil americano è soltanto un'altra bolla (Pietro Sita)

La preoccupazione del calo del prezzo del petrolio penso sia risibile. Primo perché il prezzo del petrolio è taroccato dalle banche d'affari che hanno tutto l'interesse, in combutta con le grandi compagnie petrolifere, a mantenere i prezzi alti. Un prezzo basso poi non conviene neppure agli USA perché il famoso shale-oil è molto costoso(ed anche molto inquinante). Consiglio e seguenti articoli che non vengono mai ripresi della stampa di DISINFORMAZIONE nazionale: http://www.zerohedge.com/news/2014-08-13/wall-streets-shale-fraud-exposed http://www.zerohedge.com/news/2013-10-07/guest-post-about-shale-oil-gas-miracle In parole povere i pozzi che usano la tecnologia del fracking in pochi anni vedono la produzione diminuire esponenzialmente. Di conseguenza devono essere perforati sempre nuovi pozzi e quindi l'ammortamento del costo di perforazione diventa troppo rapido e costoso. Un calo vistoso del prezzo del petrolio porterebbe al fallimento di molte società che si sono lanciate nel business. Altro argomento: la ripresa che si dice non sia così robusta. Già, visto i miracoli della Cina che continua a sfornare dati(?) di tutto rispetto ...ma taroccati. L'unico dato veramente significativo è quello del consumo dell'energia elettrica e...cosa succede in Cina: http://www.zerohedge.com/news/2014-08-15/chinese-power-consumption-crashes-lowest-growth-16-months-tumbles-10-shanghai-much-2. Beh io faccio il tifo per Putin. F...k Obama le sue sanzioni e il suo shale oil!!

 
16/08/2014 - Europa imbelle (Giuseppe Crippa)

Sono certo che l’Europa aiuterà la Spagna e la Finlandia per le mancate esportazioni agricole in Russia nello stesso modo col quale sta aiutando l’Italia per l’arrivo dei migranti dalla Libia. Di questo si farà certamente garante Renzi, presidente di turno dell’Unione…