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FINANZA/ Le "previsioni" che portano l'Italia nel mirino della speculazione

Se Francia e Germania rallenteranno ancora, l’Italia rischia deflazione e recessione. Condizioni ideali, spiega GIUSEPPE PENNISI, per diventare bersaglio della speculazione

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan (Infophoto) Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Mal comune mezzo gaudio. Non è chiaro se il Presidente del Consiglio Matteo Renzi si sia espresso in questi termini alla lettura dei dati macro-economici di Germania e Francia. Se lo avesse fatto, avrebbe commesso un grave errore: da un lato, l’andamento dell’economia italiana dipende da quella del resto dell’eurozona (più delle altre, a ragione del suo carattere di economia trasformatrice, manifatturiera ed esportatrice); da un altro - come meglio vedremo in questa nota -, la nostra situazione, attuale e prospettica, è notevolmente più grave di quella di gran parte degli altri Stati che appartengono all’area dell’euro.

Comunque, numerosi esponenti dell’Esecutivo hanno sottolineato che i numeri negativi per le economie di due partner fondamentali come Francia e Germania hanno rafforzato alla vigilia di Ferragosto la richiesta italiana di una maggiore flessibilità nelle regole europee. “I numeri di Francia e Germania  sono la prova che le nostre tesi non sono infondate: dopo la tempesta economica abbiamo tenuto le cinture del rigore allacciate troppo a lungo, e ora rischiano di soffocare l’Eurozona”, ha detto Sandro Gozi, sottosegretario a Palazzo Chigi con delega agli Affari europei. “È evidente che le politiche seguite finora a Bruxelles non danno i frutti sperati, anzi. Queste politiche di eccessivo rigore accentuano gli stessi problemi che avrebbero dovuto risolvere, come il deficit francese e il debito italiano, che senza crescita peggiorano”. Per il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, inoltre, “questi dati dimostrano che nessuno ne esce da solo”. Non c’è nessun “caso Italia”, “non siamo il vagone di coda” e tutta “l’Eurozona è in stagnazione”, ha detto apertamente Matteo Renzi. Anzi, “l’Italia è in condizione di trascinare l’Eurozona fuori dalla crisi”.

È utile partire da questa affermazione per suggerire al presidente del Consiglio di ascoltare un po’ di più il ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, nella squadra, peraltro non proprio ben assortita, di cui si è circondato a Palazzo Chigi. In primo luogo, i numeri di chi non è coinvolto in politica attiva parlano chiaro. I venti maggiori istituti econometrici internazionali (tutti privati, nessuno italiano) affermano che nel 2014 (si è ormai nel terzo trimestre), l’area dell’euro avrà una crescita dell’1,1%, ma l’Italia (non vagone ma fanalino di coda) dello 0,2%. Queste stime, pubblicate alla vigilia di Ferragosto, avvertono che il “rischio di previsione” è elevato: se il ciclo negativo di Francia e Germania dura più di due semestri, il Pil dell’eurozona potrebbe ristagnare, ma quello dell’Italia scivolare in una deflazione e nuova recessione che avrebbero insieme i caratteri di una depressione.