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SPY FINANZA/ Soros e la "scommessa" sul crollo dei mercati

Pubblicazione:martedì 19 agosto 2014

George Soros (Infophoto) George Soros (Infophoto)

Oggi mi occuperò di quanto sta avvenendo sottotraccia sui mercati, ovvero di quanto bolle in pentola nelle sale trading e ai piani alti delle banche d’affari, dove si decide cosa fare e quando farlo. Vi ho già diffusamente parlato della fuga di massa degli investitori dai fondi e dagli Etf che trattano bond ad alto rendimento: bene, come mostra il primo grafico a fondo pagina, nella settimana conclusasi il 13 agosto gli stessi soggetti hanno registrato un minimo inflow, circa 0,71 miliardi di dollari, nulla di che rispetto all’outflow record di 6,7 miliardi di dollari patito solo la settimana precedente. In gergo, chi si lancia in avventure così spericolate, viene definito “knife catcher”, ovvero chi prende al volo un coltello che cade.

Certo, il crollo degli spread dovuto all’assoluta mancanza di liquidità può aver acceso in qualcuno l’interesse per questo investimento tanto remunerativo quanto rischioso - prima però che le tensioni ucraine si rinfocolassero - come ci mostra il secondo grafico, ma a livello generale, il sentimento è quello della fuga. Specie in Europa, dove i fondi che trattano bond ad alto rendimento hanno subito un outflow di 7 miliardi di dollari nelle ultime due settimane, ma dove si è anche registrata la peggior fuga dalle equities addirittura dall’agosto 2011, come ci mostra il terzo grafico.

C’è poi un’altra criticità, di cui anche in questo caso vi ho parlato: gli unici acquirenti di titoli azionari negli Usa sono le aziende per dare vita a buybacks - riacquisto di titoli propri - che tengono alte le quotazioni e abbassano il flottante, mentre chi vende sono tutti soggetti istituzionali, come ci mostrano il quarto, quinto e sesto grafico. Insomma, un mercato da pazzi, completamente drogato, manipolato e fuori dai fondamentali a causa del denaro a pioggia della Fed. La quale, questa settimana, esattamente giovedì 21, si riunisce per l’annuale tre giorni di meeting a Jackson Hole, l’appuntamento che di solito indirizza il mercato per l’autunno e che quest’anno sarà dominato dal dibattito sulla fine definitiva del “taper” del programma di stimolo e sul timing dell’aumento dei tassi di interesse, ipotesi quest’ultima che in molti vedono come il detonatore per l’esplosione della bolla che le cifre che vi ho appena elencato sostanziano.

 


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