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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La bolla che gli Usa non vogliono far scoppiare

Janet Yellen (Infophoto)Janet Yellen (Infophoto)

Bene, in questa situazione di ciclo dell’espansione globale che sta grippando, le ratio di profitto sono ai massimi e i multipli della ratio price-for-earning sono circa a livello di leva 20 a 1 per l’indice S&P 500: come si fa a togliere l’acqua in cui nuotano questi pesci, ovvero i soldi a zero della Fed, senza creare un disastro epocale? Peccato che quando si parla di Qe, ci si dimentichi di far notare che nonostante un’espansione dello stato patrimoniale della Federal Reserve di 3,5 triliardi di dollari, l’economia Usa non abbia affatto raggiunto le performance metriche che furono garantite dall’ultimo ciclo espansivo, quello del 2002-2007.

Ricordiamoci che alla base della crisi scoppiata nel 2008 c’erano due fattori: primo, le politiche di Bill Clinton in fatto di accesso al credito e al mercato immobiliare per tutti, anche i cosiddetti soggetti subprime; secondo, la folle bolla del credito immobiliare innescata dalle politiche della Fed di Alan Greenspan. Janet Yellen, almeno così vogliono farci capire i mercati, sembra dunque decisa a ripetere e portare alle estreme conseguenze quel disastro, spostando in avanti l’aumento dei tassi e di fatto mantenendo ancora per un po’ in vita il residuo del Qe, calmierando l’operazione di “tapering”. Non si vuole capire che l’economia Usa è in stallo proprio a causa di quel diluvio di soldi, è in piena crisi da saturazione di debito.

Tanto per fare un esempio, tornando al quinquennio 2002-2007, quello in cui la crisi era in incubazione, il debito del credit market, sia privato che pubblico, è cresciuto di qualcosa come 21 triliardi di dollari, mentre il Pil nominale solo di 3,5 triliardi: poi quando dicono che Keynes ha fatto più danni della grandine c’è gente che si offende. La Fed non ha fatto altro che spingere massicciamente sulla stringa del credito, peccato che l’intero fiume di liquidità si sia fermato a Wall Street e non si sia mai riversato nell’economia reale: ecco perché il Pil viene ritoccato al ribasso e tutti gli indicatori macro dicono chiaramente che in America l’unica cosa a essere ripartita è la giostra della Borsa (oltretutto alimentata dai buybacks azionari, pagati indebitandosi e con i soldi della Fed, per mantenere alte le quotazioni, gli indici in rally e abbassare i flottanti). E ciò che non finisce nel casinò di Wall Street resta parcheggiato nelle riserve in eccesso della Fed di New York, dopo aver fatto un bel giretto tra money markets e carry-trade garantito dall’alto rendimento, mercato dal quale ora - caso strano - si sta scappando.

Ma si sa, il mondo della finanza va così e la politica non può andare contro gli interessi della finanza: forse, come vi dicevo ieri, la scommessa al ribasso di George Soros sull’indice S&P 500 si rivelerà giusta e la Yellen venerdì ci stupirà, ma i mercati di solito non prendono cantonate così grosse. La Fed sembra pronta a regalare nuovi chip ai giocatori d’azzardo della finanza mondiale e garantire almeno un’altra lunga mano di poker: quando poi la deflazione avrà eroso le ossa all’Europa, la Cina rallenterà ancora di più e l’America rivedrà ancora al ribasso le stime, entrando in area di pre-recessione, qualcuno salterà fuori maledicendo il Quantitative easing. Ma sono gli stessi che oggi, in tv come sui giornali, lo glorificano parlando del miracolo Usa e giapponese.


COMMENTI
20/08/2014 - Da Renzi e dai suoi amici della City ci guardi Dio (Carlo Cerofolini)

Al netto delle riforme istituzionali, fiscali, burocratiche, ecc., che dobbiamo fare, stando così le cose non è allora che da Renzi e dai suoi amici della City – non certo dediti a opere di bene, anzi – ci debba diciamo guardare Dio?