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SPY FINANZA/ Grecia e Spagna, i falsi miracoli che "servono" ai mercati

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Dai dati dell’Ika risulta inoltre che quest’anno un milione di lavoratori greci si sono visti rifiutare dalle aziende il pagamento delle ferie e che, nonostante le norme in vigore e le multe che molto raramente vengono inflitte ai datori di lavoro disonesti, i reclami da parte dei dipendenti sono piuttosto rari perché temono di essere licenziati e perché alle compagnie costa molto meno pagare le multe che gli stipendi degli impiegati. Gran bel modello di ripresa, non c’è che dire: ricorda un po’ i servi della gleba, però garantisce quello zero virgola di Pil in più che fa tanto felici Ocse e Fmi.

E la Spagna dei miracoli? Più o meno lo stesso, visto che anche nella penisola iberica la tanto propagandata produttività del lavoratore, dopo gli studi di economisti indipendenti, è risultata essere nient’altro che il frutto avvelenato di centinaia di milioni di ore di lavoro straordinario non pagato. Si è anche scoperto che l’aumento degli occupati (quelli del “miracolo spagnolo” che ci ossessiona a ogni piè sospinto e fa tanto eccitare Confindustria e gli Alesina-Giavazzi di turno) altro non era che l’aumento dei contratti part-time con riduzione del salario e delle ore lavorate per i lavoratori assunti. Ma come vi dicevo, l’importante è fare i compiti e guadagnarsi la pacca sulla spalla dei regolatori, ovvero gli stessi che hanno completamente sbagliato le previsioni di crescita per il 2014 ma ancora si ostinano a voler offrire - anzi, imporre - le loro ricette.

Stando ai dati del Fmi, la Spagna è infatti uno dei Paesi a maggior ritmo di crescita tra i malati d’Europa, con il suo invidiabile 1,2%, contro le stime che ottimisticamente parlavano dello 0,6%, mentre l’Italia è condannata a un Pil in calo dello 0,2%, il peggior dato dal 2000. Insomma, Matteo Renzi non deve fare altro che copiare le ricette di Mariano Rajoy e il gioco è fatto: più schiavi sottopagati ma con un bello zero virgola in più, di fatto bruciato dalla deflazione che aumenta la ratio di crescita del debito pubblico ma questo i soloni del rigore non lo sanno, quell’esame all’università non l’hanno dato.

Peccato che qualcuno, invece, l’esame in questione lo abbia dato, prendendo anche un rotondo 30 e lode. Si tratta di Roberto Centeno, professore di Economia alla Universidad Complutense di Madrid e firma prestigiosa del quotidiano El Confidencial, il quale - partendo dalla considerazione che un tasso del 25% di senza lavoro non è accettabile in una nazione cosiddetta sviluppata - ha svelato il trucco utilizzato dal premier per contare i disoccupati: «Il metodo considera che si crea un nuovo posto di lavoro se si perde un posto di lavoro di 40 ore e se ne creano due di 10 ore. E allora dicono che la situazione è migliorata, quando è esattamente l’opposto». In questo modo sono stati prodotti ufficialmente 402.400 posti di lavoro ma in realtà sono solo 61mila, «se le cifre vengono destagionalizzate e si correggono le bugie sulla popolazione attiva», denuncia Centeno. Il quale aggiunge: «Il numero di ore totali di lavoro è sceso di 3,8 milioni, cosa che, insieme alla precarietà e ai salari da miseria, sta portando la Spagna verso il Terzo Mondo, verso una società duale: un’élite sempre più ricca, una burocrazia gigantesca di raccomandati dipendenti del regime e la maggior parte della popolazione impoverita e indebitata».