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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Grecia e Spagna, i falsi miracoli che "servono" ai mercati

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Oggi, nella Spagna dei miracoli, ci sono 2,5 milioni di persone senza alcuna speranza di tornare al mercato del lavoro, mentre i neo-occupati, figli legittimi della precarietà, hanno salari intorno ai 500 euro e un laureato su tre esercita un lavoro per il quale non è necessario alcun titolo: «L’impressione è che la deriva del mercato del lavoro in Africa, inizi dai Pirenei», conclude Centano. Ancora oggi il tasso di disoccupazione iberico è al 24,9%, mentre quello giovanile è al 53,9% e supera il 70% in alcune regioni meridionali: in pratica 8 spagnoli su 10 (di età tra i 18 e i 24 anni) sono senza lavoro.

Bel miracolo, non vi pare? È questa la società in cui volete vivere e che vivano i vostri figli e nipoti? Ma la questione è un’altra: questi dati, garantiti da riforme folli ed eserciti di schiavi o morti di fame senza lavoro, è funzionale a ciò che interessa a chi governa e tira i fili: ovvero, il movimento di contrazione dei rendimenti dei titoli di Stato, con il decennale iberico che ormai flirta con lo yield del pari durata statunitense. L’altra mattina l’asta iberica dei titoli a breve ha registrato un nuovo importante calo dei rendimenti, con le Letras a 1 anno che hanno visto scendere il tasso allo 0,160% dallo 0,294% del collocamento precedente, mentre i titoli a sei mesi allo 0,080% dallo 0,146% precedente: Madrid ha collocato complessivamente 4,54 miliardi di titoli, il massimo importo indicato. Ma non solo.

Sempre ieri la notizia che il fondo sovrano norvegese nel secondo trimestre ha incrementato la sua esposizione sui titoli di Stato italiani - passata a 43,698 miliardi di corone norvegesi (circa 5,3 miliardi di euro) alla fine del secondo trimestre dai 38,218 miliardi del primo trimestre - ha spedito il nostro spread al minimo di 156 punti base, mentre sul primario la Germania che ha collocato in asta titoli a due anni con scadenza settembre 2016, i cosiddetti Schatz, per 4,042 miliardi di euro con un rendimento pari a zero (precedente 0,01%) e richieste che sono state il doppio dell’importo offerto, per un totale di 8,227 miliardi.

E il Portogallo, Paese alle prese con una crisi bancaria che rischia di terremotare l’intero sistema e le previsioni di crescita? Lisbona ha collocato in asta titoli a 3 e 12 mesi per un miliardo di euro, i primi per un importo di 800 milioni allo 0,216%, il più basso registrato da titoli di tale scadenza dalla creazione dell’euro (nell’ultima asta di titoli analoghi il tasso era stato dello 0,453%) e con domanda pari a 1,79 volte l’offerta. Mentre i trimestrali, in asta per 200 milioni di euro, sono stati piazzati a un tasso dello 0,097% contro un tasso dello 0,18% realizzato a metà giugno e domanda a pari a 3,35 volte l’offerta.

Si festeggia, la Borsa sale, i governanti gongolano e i regolatori applaudono. Per quanto la gente accetterà la schiavitù moderna in nome dello spread, però, non è dato a sapersi. Attenti all’autunno, oggi i mercati sono benevoli perché in debito con le varie banche centrali e perché spingono a favore di riforme su ampia scala che garantiscano loro mercati del lavoro omogenei e deregolamentati a uso e consumo del profitto finanziario, poi - una volta ottenute o delusi dal loro fallimento - potrebbero (anzi, lo faranno di certo) passare e in fretta all’incasso. E un hedge fund, così come una grande banca d’affari, può scaricare titoli con la stessa fretta e medesimo volume di come li ha acquistati. Ci siamo già passati. 

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