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FINANZA/ Così gli Usa possono mettere d'accordo Italia e Germania

Pubblicazione:venerdì 22 agosto 2014

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Oggi, quando in Europa sarà già sera, Mario Draghi parlerà dal palco di Jackson Hole, Wyoming, davanti alla platea dei banchieri centrali ospiti della Federal Reserve di Kansas City. Sarà la prima volta da quando il banchiere italiano è ai vertici della Bce. Sia nel 2012 che l’anno scorso, infatti, Draghi disertò il vertice adducendo “il carico di impegni” che lo tratteneva a Francoforte. Ne potremmo dedurre, sbagliando, che quest’anno il presidente della Bce sia meno occupato. Al contrario, i mercati finanziari attendono con ansia che la Banca centrale europea entri nel merito delle numerose questioni che vanno affrontate e risolte prima di dare il via al sospirato Quantitative easing europeo.

Certo, le ragioni della diversa scelta possono essere le più disparate, non ultimo un gesto di cortesia per l’esordio di Janet Yellen al simposio che in passato ha offerto più situazioni “storiche”: nel 2005, quando l’allora direttore generale del Fondo monetario internazionale, Raghuram Rajan (oggi governatore della banca centrale indiana), colse l’occasione del saluto ad Alan Greenspan per lanciare un violento attacco contro la politica della Fed, foriera di gravi squilibri internazionali che all’epoca non si vedevano ancora; nel 2012, quando Ben Bernanke scelse Jackson Hole per lanciare il Qe 3, versione estrema della politica espansiva che ha consentito di scacciare oltre Oceano il rischio recessione. Stavolta, almeno a giudicare dal titolo scelto da Janet Yellen (“Riconsiderare le dinamiche del mercato del lavoro”), è lecito aspettarsi indicazioni rilevanti sulle mosse della Fed per rilanciare i salari.

Ma, rispetto al recente passato, c’è senz’altro almeno una ragione in più per spiegare la scelta di Draghi di concedersi un weekend lungo ai piedi delle Montagne Rocciose, meta ideale per le passeggiate in montagna: negli anni scorsi l’emergenza europea era soprattutto una questione di politica interna ai confini dell’eurozona. Due anni fa Draghi, una volta promesso ai mercati finanziari che la banca avrebbe fatto tutto il possibile per difendere l’euro, era impegnato nel lato del programma Omt, il meccanismo d’intervento messo a punto per garantire gli operatori sulla serietà degli intenti pro moneta dell’Europa. L’anno scorso, il presidente era in attesa del verdetto della Corte Federale di Karlsruhe, da cui dipendeva la sorte dell’Omt e, di riflesso, dell’euro. Insomma, la sorte dell’eurozona dipendeva dall’esito di una sorte di incruenta guerra civile all’interno dei confini dell’Unione. E oggi?


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