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GEO-FINANZA/ Come il “potere” è passato dall’Europa agli Usa

Pubblicazione:venerdì 22 agosto 2014

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La forza e la portata storica di tutte queste esperienze si misura nella nascita dell’assolutismo europeo, di cui Luigi XIV fu il primo e principale interprete. L’eredità culturale degli antichi imperi si manifestò nuovamente nel 1648 quando si codificò la regola internazionale superiorem-non-recognoscens che è ancora valida nel diritto internazionale e che giustifica la sovranità degli stati. Mentre tra il IV e il XVII secolo questa regola fu violata e sconvolta da interminabili guerre che in modo generale possono essere considerate le guerre di successione all’Impero romano, vale la pena ricordare che sia il papato di Roma che l’Impero cinese non l’avevano mai abbandonata: entrambi vi furono costretti nel XIX secolo, il primo in forza dell’applicazione dei principi illuministici - libera Chiesa in libero Stato - che produsse i suoi effetti nella seconda metà del secolo, e il secondo per il fatto che per la prima volta nella sua millenaria storia fu aggredito militarmente dalle potenze europee durante le guerre dell’oppio (Inghilterra 1839-42; Francia 1856-60). Due eventi che hanno mutato profondamente il corso della storia, con conseguenze dirette fino al mondo contemporaneo.

Con l’assolutismo europeo si crearono le condizioni per lo sviluppo strutturale delle società, dell’economia, della scienza e della tecnologia. Contestualmente la profonda ristrutturazione delle società europee portò all’espansione di una nuova classe: la borghesia commerciale che si frapponeva tra l’aristocrazia e la plebe, e che favorì l’apertura progressiva delle strutture oligarchiche di governo. Quest’insieme di fattori, assieme a un netto miglioramento generale della qualità della vita, creò le condizioni perché in alcuni paesi europei da un lato si sviluppasse l’espansionismo in territori lontani e dall’altro si realizzasse la rivoluzione industriale.

Non fu casuale che in questo stesso periodo l’America del Nord subisse l’occupazione coloniale britannica e francese, fino all’indipendenza degli Stati Uniti (1776-1789). Sebbene indipendenti, gli Usa furono un potente e ricco vaso di espansione europeo che fece da leva alla prima rivoluzione industriale (1780-1830). Dal 1790 Londra aveva sostituito Amsterdam, diventando il più importante stock exchange nel mondo. Tuttavia, il risultato economico della rivoluzione del vapore e del tessile-metallurgico tardava a dare i suoi frutti che necessitavano una crescente espansione degli approvvigionamenti di materie prime a costi sempre inferiori. Ma soprattutto, quel capitalismo industriale non doveva avere concorrenti. Poiché la Cina era nelle condizioni strutturali, economiche, scientifiche e tecnologiche di compiere anch’essa una rivoluzione industriale, Inghilterra e Francia decisero di impedirlo e lanciarono l’aggressione all’Impero.

Eliminata la temibile concorrenza cinese, dal 1870 le potenze europee si lanciarono nella seconda rivoluzione industriale con l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio. Fu negli anni della fine del XIX secolo che la più grande borsa mondiale delle commodities, Liverpool, decise di specializzarsi sui prodotti finanziari della seconda rivoluzione industriale, trasferendo a Chicago gli scambi su tutte le altre commodities. Gli Usa, ancora una volta, operavano da vaso di espansione europeo ma anche da “trust” degli interessi britannici tradizionali e consolidati. Segni premonitori del declino dell’Impero britannico che poi si realizzò progressivamente tra il 1914 e il 1997.

 

(2- continua)



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