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RIPRESA?/ Arrigo: ecco la "manovra" del Governo che può aiutare l'Italia

Pubblicazione:venerdì 22 agosto 2014

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Il ministero dell’Economia ha reso noto che l’aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Def) sarà rimandato al 1 ottobre. La motivazione ufficiale è che il governo è in attesa dei nuovi dati Istat sul Pil italiano basati sul sistema europeo di calcolo Sec 2000 che include nel prodotto interno lordo anche attività poco rispettabili ma antiche come il mondo quali prostituzione, contrabbando e spaccio di stupefacenti. Anche se dietro alla mossa del ministero sembrano esserci motivazioni che vanno al di là di una semplice questione tecnica. Ne abbiamo parlato con Ugo Arrigo, professore di Finanza pubblica all’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

 

Rimandare a ottobre la nota di aggiornamento al Def è una scusa per prendere tempo perché il governo è in difficoltà?

Solo in parte. Da un lato ha ragione il governo, perché è inutile fare valutazioni su numeri e cifre che possono cambiare di qui a una settimana. Dall’altro è l’occasione per prendere qualche giorno in più, anche se non molti, che però possono essere la chiave per capire che cosa fare dopo che il Pil del secondo trimestre ha scombussolato le aspettative.

 

Lei prevede un aggiustamento nella manovra di autunno?

Una manovra in senso tradizionale non è praticabile perché peggiorerebbe la situazione. Le misure di alleggerimento della fiscalità, come gli 80 euro, non sembrano essere molto efficaci. Le manovre recessive al contrario hanno avuto conseguenze molto profonde sull’economia reale. Oggi stiamo ancora subendo le conseguenze degli assurdi aumenti di tasse di Tremonti e di Monti nel 2011, che hanno azzoppato l’economia italiana e congelato la domanda interna. E’ da quelle manovre sbagliate che è iniziata la seconda recessione. Oggi quindi non sono praticabili manovre che vogliano aggiustare i conti pubblici indipendentemente dal ciclo economico.

 

Quindi secondo lei in che modo è possibile intervenire?

Le regole europee sono assurde e nocive, perché sono state elaborate in una situazione economica totalmente diversa da quella attuale, e l’idea di una recessione così lunga non era nemmeno stata contemplata. Applicate alla lettera, le regole Ue introducono ulteriore recessione e ci allontanano dagli obiettivi per cui sono state fatte. Nello stesso tempo cambiare le regole darebbe un segnale negativo ed è una procedura complicata, e del resto violarle darebbe un segnale ancora più negativo e non è fattibile.

 

Che cosa si può fare quindi?


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