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Economia e Finanza

FINANZA/ Pil, debito e deficit: i numeri che smontano le "balle" dell'Ue

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Eppure ancora oggi si trova chi commenta riproponendo la stessa strada percorsa fino a oggi, la stessa ricetta che ci ha condotto al disastro. Ancora si trovano commenti entusiasti nei confronti della Spagna (col sottinteso discorso “vedete? Loro hanno fatto le riforme e ora hanno la ripresa economica”) perché è venuto fuori il dato di un Pil in crescita allo 0,6%. Una crescita striminzita, ma a quale prezzo? Con quali costi sociali? Con quanta disoccupazione? Eppure nelle stesse ore esce fuori il dato del nuovo record del debito spagnolo: superata la soglia dei mille miliardi di euro, nuovo record mai raggiunto prima; e ormai sulla soglia del 100% rispetto al Pil. Eppure a dicembre 2013 il rapporto debito/Pil era al 93,7%. Vi rendete conto dei numeri? C’è chi commenta positivamente una crescita di Pil dello 0,6% su base trimestrale, quando il debito in sei mesi è cresciuto di circa il 6%. E pensare che nel 2007 il debito era al 36% del Pil.

Lo stesso il Portogallo, con Pil al +0,6% sullo scorso trimestre, ma col debito al 127% (era a 108% nel 2012) ha ben poco da festeggiare. E poi la Grecia, col suo 160% di debito/Pil. Eppure su Il Sole 24 Ore possiamo leggere commenti come questo: “Assieme alla Grecia, sono la periferia del Sud che si prendono la rivincita sull’Europa del Nord”. Tutto questo perché il Pil della Germania è in calo dello 0,2% sul trimestre, mentre la Francia è ferma al palo con uno zero tondo. E la Francia non può nemmeno dire di stare meno peggio. Lì il governo Hollande aveva previsto una crescita dell’1% per il 2014. Ora le stime sono per un misero 0,5%. Ma la grossa grana è il deficit, previsto inizialmente al 3,8% per quest’anno e sotto il 3% per il prossimo. Ma ora non è più così, prevedono al 4% quest’anno e ancora sopra il 3% per il 2015.

Così anche la Francia sforerà i famosi parametri di Maastricht, quei parametri che sono sconosciuti alla scienza economica e che nessun Paese è riuscito mai a giustificare nei propri bilanci. E sono quei parametri entro i quali il nostro governo tenterà di far stare i conti in tutti i modi, giustificando per questo tutte le iniziative di nuovi prelievi fiscali e di liberalizzazioni (cioè svendite di patrimoni di Stato) che metterà in atto nei prossimi mesi.

Per impedire questo disastro, per evitare lo scempio occorre che si muova un popolo. Occorre tornare a fare memoria di quanto successo nei mesi passati e di quanto ci hanno raccontato in questi mesi. Recentemente, un lettore aveva commentato un mio articolo sul Bitcoin asserendo una mia mancanza di affermazioni su cosa sia la moneta. Ma, a parte che certe affermazioni le avevo fatte, rimane il fatto che pure certe monete elettroniche (come il Bitcoin) si fondano strutturalmente sul criterio di non avere memoria, fino al dettaglio di non lasciare traccia delle transazioni. Questa peculiarità ha attirato ovviamente l’attenzione della malavita organizzata, poiché diventa una modalità interessante di riciclare il denaro sporco senza lasciare traccia. E di fronte a questa possibilità la risposta di alcuni esponenti tra i sostenitori del Bitcoin è stata del tipo “non ce ne importa, l’importante è che abbia successo”. Questo è un’ulteriore conferma del fatto che se manca la memoria, allora manca la possibilità di giudizio; e se manca il giudizio, allora manca anche la moralità.