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SPY FINANZA/ La febbre del palladio "accesa" da Russia e Ucraina

Pubblicazione:sabato 23 agosto 2014

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Dal punto di vista delle singole aziende, Ubs ha individuato alcune società che traggono dal mercato russo almeno il 10% del margine ebit: si tratta di Adidas, Carlsberg, Coca Cola Hellenic, Fortum, Mtg, Otp, Raiffeisen, Renault, Sponda, Stada, Arzneimittel e Yit. Ma anche sul fronte opposto, ovvero quello russo, le cose non vanno meglio. Anzi. Il rallentamento dell’economia russa e le tensioni politiche per la crisi in Ucraina hanno pesato sul primo semestre di Vtb, la seconda banca del Paese, che infatti ha registrato una consistente contrazione dell’utile netto nel primo semestre: -82% a 5 miliardi di rubli contro i 27,6 miliardi di rubli dello stesso periodo dell’anno precedente. L’utile netto relativo agli interessi sui prestiti, principale fonte di reddito della banca, è comunque aumentato del 17,9% a 177,2 miliardi di rubli e quello da commissioni del 12,5% a 28,8 miliardi di rubli.

Gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno messo la banca pubblica russa nell’elenco delle società soggette alle sanzioni, limitando il suo accesso ai finanziamenti sui mercati internazionali insieme ad altre banche statali russe. Il Chief financial officer, Herbert Moos, ha spiegato in conference call che il significativo rallentamento dell’economia russa e rischi legati all’Ucraina hanno aumentato significativamente il costo del rischio della banca (salito al 2,6% dall’1,8%) che è stata costretta ad aumentare gli accantonamenti sui prestiti deteriorati, quasi raddoppiati a 92,8 miliardi di rubli nel primo semestre da 50,7 miliardi.

Dmitry Pyanov, senior vice-president dell’istituto, ha stimato in 8 miliardi di rubli l’effetto negativo della crisi ucraina nel solo secondo trimestre. Inoltre il return on equity, una misura della redditività, è crollato all’1,1% rispetto al 6,9% del primo semestre del 2013, mentre il Tier 1 capital ratio, una misura della capacità della banca di assorbire le perdite, è passato dal 10,9% al 9,4%. Il governo russo ha previsto di spendere 239 miliardi di rubli del National Wealth Fund per comprare le azioni privilegiate di Vtb e di Rosselkhozbank per aumentare il loro capitale in seguito alle sanzioni, questo nonostante Vtb abbia comunque assicurato che non soffre problemi di liquidità e che non ha intenzione di chiedere aiuto allo Stato. Per ora, mi permetto di aggiungere io.

Ma, come vi dicevo nel mio articolo del 25 marzo scorso, c’è anche qualcuno che sta beneficiando della crisi ucraina e dei riflessi che questa sta comportando sull’atteggiamento di Mosca nei confronti del commercio mondiale: il palladio. Mentre infatti il prezzo del petrolio è ai minimi da un anno, i prezzi dei futures sul palladio hanno aperto la settimana sui massimi dal 22 febbraio 2001, ben 895 dollari l’oncia sui timori che le sanzioni possano portare Mosca a limitare l’export di questo prezioso materiale per l’industria tecnologica e per le marmitte catalitiche, con molti analisti che prevedono addirittura lo sfondamento di quota 1000 dollari se le sanzioni e la tensione ai confini ucraini non cesseranno.

Qualcuno, come il direttore del centro studi del Cpm Group, Rohit Savant, cerca di gettare acqua sul fuoco, parlando unicamente di eccessive preoccupazioni per delle limitazioni che sicuramente non ci saranno: «La gran parte di questo rally è basato sulle aspettative di restrizioni sull’export russo, ma a mio avviso non vi è alcuna ragione per temerlo. Non solo sanzioni del genere sono altamente improbabili, ma se anche ci fossero, non intaccherebbero troppo l’offerta a livello globale. Se anche si arrivasse a sanzioni contro Mosca, questa potrebbe far passare il palladio dalla Cina e da lì agli Usa». Può essere, ma è difficile pensare che tutti gli operatori sul palladio siano gente con i nervi poco saldi, di fatto investitori irrazionali, soprattutto calcolando che prezzi simili sui futures non si vedevano dalla fine del 2000 e dai primi mesi del 2001.


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COMMENTI
23/08/2014 - Il palladio come l'argento? (Giuseppe Crippa)

Vorrei invitare alla cautela chi pensasse di entrare ora nel business del palladio magari mediante l’Etf menzionato da Bottarelli ricordando che soltanto tre anni fa l’argento ebbe una fiammata anche più forte per poi cadere tanto improvvisamente quanto pesantemente e che gli etf sottostanti valgono oggi meno della metà di tre anni fa.