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Economia e Finanza

FINANZA/ La manovra che può portare l'Italia in "default"

Negli ultimi giorni c’è stato un certo can-can riguardo l’ipotesi di un intervento del Governo sulle pensioni con un contributo di solidarietà. Il commento di GIUSEPPE PENNISI

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Voce dal sèn sfuggita / poi richiamar non vale: / non si trattien lo strale, / quando dall’arco uscì. Non credo Giuliano Poletti conosca il “Sommo Poeta Cesareo” Pietro Metastasio e i suoi aforismi. Quello citato non è solamente uno dei più noti ma anche quello che calza meglio la sua estemporanea (ma se non lo fosse?) uscita su nuovi contributi di solidarietà “forzosa” sulle pensioni. Tuttavia, ormai la frittata è fatta e occorre chiedersi che fare.

In primo luogo, ce ne sono state già numerose sul Jobs Act (perché ci si ostina a chiamarlo in inglese?), le quali hanno fatto sì che, hollywoodianamente parlando, molto uscite venissero considerate moments of comic relief nella tragedia dell’economia e della politica economica italiana. La sortita sulle pensioni ha, invece, implicazioni maggiori. Non solo una risata o una tempesta in un bicchier d’acqua poiché da una settimana ha scatenato angosce e paure. Alcuni economisti hanno utilizzato il modello econometrico di Oxford, coniugato con le teorie di Stiglitz, Dixit e Pindyck, per quantizzare il costo all’Italia del subbuglio creato; a seconda delle ipotesi, si arriva a circa mezzo punto di Pil. Si sarebbe fatto prima a non erogare nessuna pensione a nessun italiano per un paio di anni (e a pagarne le conseguenze politiche).

I danni saranno ancora maggiori se l’idea farà strada in consiglio dei Ministri; a Pimco, uno dei maggiori gestori di obbligazioni, si afferma che si tratterebbe di un default (curiosamente annunciato dal ministro del Lavoro e non dal presidente del Consiglio o dal ministro dell’Economia e delle Finanze o dal Governatore della Banca centrale, come di solito si fa). E sono state disposte le batterie per vendere alla grande prima di subire perdite.

Al di là degli aspetti finanziari e giuridico-costituzionali, si pone il problema dell’asticella, per utilizzare il lessico di Poletti. I risparmi sarebbero minimi se non si toccassero le pensioni del ceto medio basso. In effetti, si dice che i computer del ministero del Lavoro abbiano effettuato simulazioni prendendo come base pensioni lorde di 2500 euro al mese (al netto 1800 euro); un “maxi-prelievo” su questi importi genererebbe 10 miliardi l’anno di risparmi finanziari, ma scatenerebbe un vero e proprio caos sociale. Al ministero non si nega l’esistenza di simulazioni (troppa gente ne è stata coinvolta), ma si dice che si tratta di documenti di nessun valore: qualche dirigente che nella pace estiva si trastullava con i computer. Speriamo che sia proprio così. Ma anche in questo caso ci sarebbe da preoccuparsi: in primo luogo, nei ministeri non ci si trastulla; in secondo luogo, le pensioni sono argomento troppo serio perché diventi materia di intrattenimento di dirigenti e di funzionari che si annoiano.


COMMENTI
25/08/2014 - Quosque tandem... (Carlo Cerofolini)

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