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Economia e Finanza

FINANZA/ "L'allarme" giapponese che terrorizza Europa (e Italia)

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Il Giappone è intervenuto tardi su una situazione di crisi strutturale profonda che ha radici prima del 1990. L’intervento della politica monetaria fiscale in Giappone è stato molto tardivo, in alcuni casi sbagliato, ed è un po’ quello che sta avvenendo in Europa. Il Giappone è un esempio preoccupante di quanto sia difficile, e in parte ignoto, uscire da una situazione di profonda stagnazione. Esempi storici di politiche che in tempo di pace portino un Paese fuori da una lunga stagnazione non ce ne sono.

 

Secondo lei, qual è il significato profondo della grave crisi che stiamo attraversando da ormai sette anni?

Un dato di fondo molto presente tanto in Giappone quanto negli Stati Uniti è la demografia. Quest’ultima è uno dei fattori che influenzano la dinamica del prodotto potenziale e la stessa domanda. A Jackson Hole non a caso vi è stata dedicata un’intera sessione. In Italia in particolare abbiamo una situazione demografica da brivido, perché nel giro di un decennio la generazione tra i 20 e i 39 anni è diminuita di almeno un milione di persone.

 

Eppure per le autorità economiche è difficile incidere a questo livello…

Proprio per questo a diventare centrale è una ripresa che coinvolga l’innovazione tecnologica, combinata a un’attenzione particolare su ventenni e trentenni, sul loro livello d’istruzione e sulla capacità di entrare con un reddito stabile nel mercato del lavoro senza per questo cacciarne fuori i padri. In Italia non vedo da nessuna parte una considerazione, che al contrario è molto diffusa negli Stati Uniti, sul fatto che la popolazione in età lavorativa sia in diminuzione. Eppure è proprio questo dato a influenzare il prodotto potenziale, che a sua volta condiziona il Pil, con ricadute sull’intera economia.

 

(Pietro Vernizzi)

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