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FINANZA/ Sapelli: la tragedia che sta dietro la "pazzia" delle borse

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Vediamo un caso concreto. Nei giorni scorsi le borse hanno esultato dopo che Draghi ha annunciato che interverrà per frenare la deflazione. Ma Draghi non ha fatto un bel nulla sinora. Ma annuncia e questo reifica il processo di creazione del valore da creatore di profitto in creatore di super-rendita finanziaria a vantaggio di una cuspide. E ciò avviene col sol tocco di un processo di comunicazione che consente e insieme dà il via a comportamenti che creano ancor più tragedie di basso livello spettacolare, ma di alta pericolosità sociale. E Abe, primo Ministro del Giappone, deve sentire le dure parole del suo governatore della banca centrale che suonano come un verdetto di morte per un’economia che si sarebbe dovuta risvegliare solo grazie all’enorme aumento della massa monetaria in circolazione.

I tassi del debito pubblico italiano crollano e tutti sono ansiosi di guadagnare marginalità finanziarie attendendo la cascata monetaria che in varie forme la Bce dovrebbe scatenare in Europa nonostante gli avvertimenti che ci vengono dal Giappone. Ossia che non basta la moneta per creare merci e per renderle solvibili, ossia per rimettere in moto la crescita. Certo, meglio di nulla! Ma se il sistema sociale non produce contestualmente propensione agli investimenti (perche è l’investimento che crea il profitto e non viceversa) la circolazione e la trasformazione del denaro in merce non si realizza e tutti restiamo al palo.

Si guardi alla Cina: se vi è un Paese che può creare moneta quando e come vuole è la Cina, nazione terroristico-burocratico a capitalismo monopolistico di Stato con liquidità illimitata. Ebbene, il pericolo più grave che oggi la sovrasta non è l’inflazione o la deflazione, ma la bolla immobiliare che rischia di far implodere non solo le shadow banks cinesi impegnate nella moltiplicazione alle stelle di ciò che fu ed è la bolla immobiliare spagnola, ma che pone in pericolo decine di nazioni che esportano nell’impero di mezzo acciaio, rame, laterizio e tutto ciò che serve per creare abitazioni che non abita nessuno e che nessuno abiterà più, con una decadenza che non ha limiti vista l’ampiezza (non la crescita…) demografica della Cina.

Quindi, direte, un rapporto tra finanza stockoptionista ed economia reale continua a esistere. Certo, ma in senso inverso alla crescita e con prezzi sociali tremendi, spaventosi. Le forme anarchiche del capitalismo rimangono, anzi, si accrescono, grazie all’indipendenza tra finanza ed economia reale. È l’interdipendenza capitalistica storicamente concretatasi sino agli anni Ottanta che non funziona più. E non per un fatto tecnico. Si tratta di una trasformazione sociale.

Il nuovo post-capitalismo è sempre, anch’esso, una formazione economico-sociale con rapporti sociali di produzione specifici e oggi determinati da un potere inusitato dei manager finanziari stockoptionisti e dei politici che li servono, con le tipiche mediazioni poliarchiche (l’Europa a dominazione teutonico-nordica è un caso di neo-poliarchia a basso gradiente democratico che sicuramente prolifererà su scala mondiale saldandosi con le dittature terroristiche russo-cinesi). Funziona, il post-capitalismo, solo per creare disoccupati e chiusure delle imprese a migliaia di chilometri di distanza, cosi come capiterà quando la bolla immobiliare cinese esploderà.


COMMENTI
30/08/2014 - nè abenomics nè la bolla cinese fanno crescere (antonio petrina)

L'unico premio nobel italiano (1986) che s'è occupato dell'enorme debito sovrano italiano confermò nel 1998 con una ricerca originale i dati che il prof Sapelli evidenzia: 1) solo investimenti pubblici e non spese reditributive fanno salire il pil (paradigma Mussgrave)come gli attuali euro 80! 2)gli investimenti pubblici che ricostituiscono il patrimonio netto dello Stato e degli eeell sono in grado da soli di rendere sostenibile il debito pubblico come la quota degli investimenti diretti che nel periodo 1990-95 garantirono con il 3% di investimenti i criteri di maastricht (Franco Modigliani e Fiorella Kostoris Padoa Schioppa,Sostenibilità e solvibilità del debito pubblico italiano,La Terza,1998)