BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ Sapelli: la tragedia che sta dietro la "pazzia" delle borse

Infophoto Infophoto

È ciò che si prepara in Europa, ma per altra via. I tedeschi ora hanno paura, sono dubbiosi, tremano. Ma non capiscono nulla. Anzi: ottengono la testa di Montebourg che ha osato criticare la loro politica deflazionistica suicida ordoliberalista: è stato cacciato dal governo francese da uno stralunato Hollande che pone il suo capo sotto la scure di una nuova Sedan. In Italia non si riflette neppure su questi problemi. Però si spera e si pensa - o meglio talune minoranze anche governative pensano - come Montebourg. Ma non osano dirlo se non con battute e twitter.

Sono troppo profondi i problemi, del resto, per gli stolidi editorialisti di quello che fu nel secondo dopoguerra il giornale della borghesia e che ora è il quotidiano della sua fine, così come fu ai tempi del diciannovismo che aprì la strada al fascismo. Non è vero che sempre la tragedia, se si ripete, si trasforma in farsa. La tragedia può essere solo peggiore quando la follia - come ci insegna Shakespeare - si diffonde nel mondo.

La realizzazione del profitto capitalistico è l’unica via per ritrovare la crescita, sia esso capitalismo privato, sia esso monopolistico di Stato. La politica dell’austerità europea e dell’iper-finanziarizzazione globalizzata ha impedito e impedisce la realizzazione continua tanto dell’uno quanto dell’altro. Ma le borse brindano per l’annuncio di un povero profeta esausto e che forse non crede alle stesse parole che pronuncia sia da Francoforte, sia da una lontana località degli Usa. Là dove banchieri che ancora credono di dominare il mondo, e che in ogni caso sono assai più consapevoli di quelli europei di cosa sia il compito vero degli economisti, non dormono di notte per il timore di non riuscire a ricreare lavoro.

I nostri, italici ed europei (e quindi non quelli del Regno Unito), invece, dormono tranquilli, narcotizzati da un cinismo che fa paura.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
30/08/2014 - nè abenomics nè la bolla cinese fanno crescere (antonio petrina)

L'unico premio nobel italiano (1986) che s'è occupato dell'enorme debito sovrano italiano confermò nel 1998 con una ricerca originale i dati che il prof Sapelli evidenzia: 1) solo investimenti pubblici e non spese reditributive fanno salire il pil (paradigma Mussgrave)come gli attuali euro 80! 2)gli investimenti pubblici che ricostituiscono il patrimonio netto dello Stato e degli eeell sono in grado da soli di rendere sostenibile il debito pubblico come la quota degli investimenti diretti che nel periodo 1990-95 garantirono con il 3% di investimenti i criteri di maastricht (Franco Modigliani e Fiorella Kostoris Padoa Schioppa,Sostenibilità e solvibilità del debito pubblico italiano,La Terza,1998)