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Economia e Finanza

FINANZA/ Sapelli: la tragedia che sta dietro la "pazzia" delle borse

Dopo il meeting di Jackson Hole, i mercati stanno vivendo un momento particolarmente euforico, nonostante i dati sull’economia siano negativi. Il commento di GIULIO SAPELLI

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Siamo dinanzi all’evidente e forse irreversibile trasformazione delle forme storico-concrete della circolazione capitalistica. La realizzazione del plusvalore ha completamente trasformato il suo volto. Ed è un processo su scala mondiale. Un tempo - più o meno sino alla fine degli anni Ottanta - la realizzazione del tasso di profitto avveniva secondo la classica circolazione del capitale a partire dal luogo di produzione: il circolo denaro-merce-denaro partiva dal lavoro e lì si realizzava il valore che poi trovava - in forme che mai siamo riusciti a definire compiutamente, nonostante il lavoro geniale di Piero Sraffa - la sua trasformazione in prezzi che cristallizzavano lo scambio dell’economia e nell’economia monetaria.

La finanza, come ci aveva insegnato Hyman Minsky, serviva a prendere tempo, ossia ad allontanare le crisi di sovraccapacità produttiva e/o di sottoconsumo, allungando il ciclo capitalistico in base al debito e al debito del debito, vendendolo e ricomprandolo sino alla formazione di quell’irrazionale bolla speculativa che aveva nelle borse il suo punto di cristallizzazione e di riformulazione e di rimodulazione (derivati, ecc.).

Poi le bolle scoppiavano e tutto poteva acquietarsi con le stragi degli innocenti, ossia i disoccupati, i sottopagati, i lavoratori neo-schiavizzati e le stock options dei top manager. Ma un rapporto tra l’economia che volgarmente chiamiamo economia reale e quella che altrettanto volgarmente chiamiamo l’economia finanziaria ancora esisteva. Il tempo e il gonfiamento dei bilanci delle imprese e non solo delle banche, grazie alle involuzioni del capitale finanziario, potevano creare l’illusione che tutto un giorno o l’altro sarebbe ritornato come prima. Certo con il 30-40% in meno del reddito delle classi medie e popolari e invece la vertiginosa crescita della ricchezza accumulata dai manager stockoptionisti in circa un ventennio di creazione dell’economia a debito. In Europa una variante di questo perverso meccanismo è stata in questi anni l’ordoliberalismo teutonico- nordico, che impone assenza di debito pubblico bassi salari, disoccupazione e deflazione mentre il processo sopradetto s’invera.

Ora le cose stanno cambiando. In peggio. È possibile cambiare in peggio. Ecco l’insegnamento di una vita che giunge al declino. La sfera della realizzazione di una ricchezza monetaria che non possiamo più chiamare capitalistica, ma post-capitalistica, ossia eminentemente finanziario- classista, come documenta l’enorme disuguaglianza su scala mondiale in tutti i continenti, assume ora un sorta di reificazione e separazione che assomiglia al processo primitivo di separazione del lavoratore dai prodotti del suo lavoro, come apparve con l’avvento del capitalismo che Ricardo e Smith descrissero prima di Marx.

Ora la finanza trasformata in globalizzazione autoriferita, ossia che circola secondo leggi di trasformazioni proprie governate dai top manager, si avvoltola su se stessa e si separa completamente dall’economia reale. La prova è nella reificazione degli stessi comportamenti degli attori economico-antropoidali di nuovo conio che sono apparsi all’orizzonte in questi trent’anni.


COMMENTI
30/08/2014 - nè abenomics nè la bolla cinese fanno crescere (antonio petrina)

L'unico premio nobel italiano (1986) che s'è occupato dell'enorme debito sovrano italiano confermò nel 1998 con una ricerca originale i dati che il prof Sapelli evidenzia: 1) solo investimenti pubblici e non spese reditributive fanno salire il pil (paradigma Mussgrave)come gli attuali euro 80! 2)gli investimenti pubblici che ricostituiscono il patrimonio netto dello Stato e degli eeell sono in grado da soli di rendere sostenibile il debito pubblico come la quota degli investimenti diretti che nel periodo 1990-95 garantirono con il 3% di investimenti i criteri di maastricht (Franco Modigliani e Fiorella Kostoris Padoa Schioppa,Sostenibilità e solvibilità del debito pubblico italiano,La Terza,1998)