BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Così gli Usa "giocano" con una bolla

Infophoto Infophoto

C’è poi da capire un’altra cosa, ovvero il perché i mercati conoscano i cosiddetti crolli, come ad esempio quello del 1987: è nella natura del sistema il fatto che quando la liquidità sparisce in maniera sufficiente da non rendere più sostenibili tutte le bolle presenti sui corsi gli acquisti diventino scarsi in un segmento del mercato dopo l’altro e ci si ritrovi - in tempi brevi - chiusi in un angolo, con i venditori che cercano di vendere i loro titoli al vuoto. Quando questo accade, la sequenza di margin calls e vendite forzate fa il resto: i premi di rischio si normalizzano in maniera brutale e questo non necessita di ragioni o notizie particolari perché accade, succede e basta perché il sistema vive di questi meccanismi automatici. Nei fatti, i crash azionari sono come le malattie che giungono dopo un periodo di stravizi: aggiustano una situazione divenuta insostenibile.

Dopo un periodo di boom creditizio prolungato come quello che stiamo vivendo, l’esposizione alla leva va a infiltrarsi in tutti i segmenti del mercato: in quello azionario lo si nota dall’aumento del margin debt e dalla bassa liquidità di riserva a disposizione di mutual funds e altri investitori, mentre nel mercato del reddito fisso gli investitori sono incoraggiati dalla bassa volatilità e dalla malpercepita assenza di rischi al rialzo, visto che i loro profitti su nuovo debito emesso cominciano a contrarsi col calo dei tassi di interesse: con ogni bolla, emerge un mito che pare in grado di giustificare qualsiasi decisione di investimento. Ma, appunto, sono quasi sempre solo dei miti.

Prendiamo ad esempio la bolla del mercato immobiliare: in quel caso il mito negli Usa fu che i prezzi delle case non potevano crollare a livello nazionale ma magari solo in certe aree, visto che la storia ci diceva questo: sarebbe potuto accadere in alcuni Stati, alcune regioni o al limite in alcuni sub-settori del comprato, ma sempre in maniera localizzata e controllabile. Così non è stato. Nell’attuale bolla il mito è invece quello che le crisi passate ci hanno insegnato come i default nel settore del debito corporate ad alto rendimento non hanno mai ecceduto certi limiti gestibili: vero, peccato che ci sia una distorsione storico-ontologica in questo assunto. Ovvero, che nella storia non c’è mai stata una bolla di debito spazzatura come quella attuale, esattamente come non erano mai accadute prime nel settore immobiliare e dei mutui che hanno dato vita alla crisi.

Per questo la situazione è pericolosa, perché non ci sono precedenti, non c’è una letteratura che ci dica come possa evolvere questa situazione: sappiamo solo che i premi di rischio troppo compressi tendono a normalizzarsi, da un giorno con l’altro, brutalmente e senza preavviso. Insomma, l’unica verità è che i premi di rischio troppo compressi non possono durare per sempre e che se anche i partecipanti al mercato si dicono sempre certi di poter uscire in tempo prima del boom, questo non è possibile in realtà, perché economia impone che per definizione ci dev’essere qualcuno che compra ciò che gli altri vendono: quindi, c’è sempre un’ampia maggioranza che resta col cerino in mano.