BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Così gli Usa "giocano" con una bolla

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Siamo sicuri che la tendenza monstre all’emissione di obbligazioni ad alto rendimento da parte delle aziende Usa sia davvero sostenibile? Guardate il primo grafico a fondo pagina e ve ne farete un’idea: ci mostra l’andamento e l’ammontare di emissioni di bond cosiddetti high yield dal primo trimestre del 2006 al secondo di quest’anno. Siamo al massimo record, una compressione del premio di rischio che potrebbe risultare molto pericolosa, nonostante le solite agenzie di rating dichiarino a ogni piè sospinto che non esiste alcun rischio e che all’orizzonte non c’è nemmeno una nuvola.

Peccato che la storia ci dica altro: se prendiamo una serie temporale di fasi di sell-off e di ripresa vissute nei picchi di mercati rialzisti come il 1929, il 2000 e il 2007, vediamo che la mentalità di comprare sui cali può dar vita a rimbalzi periodici anche in mercati poco solidi dal punto di vista della prospettiva di ciclo. Ma come esplodono i rischi di premio troppo compressi? Raramente danno vita a scossoni unici, ma altrettanto raramente di sviluppano gradualmente e diagonalmente: si normalizzano con dei picchi. Una volta che un ciclo azionario si completa e si passa da un corso rialzista a uno ribassista, da toro a orso, si notano reazioni sproporzionate del mercato a notizie quotidiane sui fondamentali: bene, questa debolezza così netta dei mercati in quella fase è dovuta proprio alla pressione verso l’alto dei bassi premi di rischio.

In parole povere, le notizie che quotidianamente fanno muovere i mercati diventano la dinamo per un riassestarsi verso l’alto e verso livelli più normali dei bassi premi di rischio, ma attenzione, perché quella normalizzazione è inevitabile e quasi mai è proporzionata e giustificata dalle notizie che giungono dall’esterno: sono shock quasi esogeni che portano al rialzo i rendimenti ma al ribasso, spesso di molto, i prezzi di quelle obbligazioni. I tonfi tra il 2000 e il 2002 e quelli tra il 2007 e il 2009 ne sono la conferma e questa è anche la dimostrazione che non solo storicamente non sono le notizie a muovere i mercati, ma anche che in un ambiente dopato dal denaro delle banche centrali come quello attuale, dove i fondamentali non contano pressoché più nulla, queste sconnessioni rischiano di tramutarsi in una normalizzazione dei rendimenti davvero brutale.

Ciò che conta è la sopravvalutazione delle notizie, ovvero il corso e l’interpretazione che di esse si vuole dare da parte degli investitori e il livello di leva su cui si opera e quindi su cui va a incidere quella notizia: il secondo grafico ci mostra qual è il livello attuale dell’high yield master II index di Merrill Lynch, ovvero il 5,5%, un rendimento medio che abbiamo già visto su questi livelli nel biennio 2005-2007. Cosa sia accaduto dopo quel periodo di bolla, lo sappiamo bene tutti quanti.

 

 



  PAG. SUCC. >