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Economia e Finanza

BANCHE/ Quel “piccolo mondo antico” che può aiutare famiglie e Pmi

Pubblichiamo la lettera di MASSIMO TOMASONI: una riflessione a partire da alcune recenti dichiarazioni di Ennio Doris riguardanti le Banche di credito cooperativo italiane

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Caro direttore,

Chiedo ospitalità al suo giornale, stimolato dall’intervista che Ennio Doris, Presidente di Banca Mediolanum, ha rilasciato a Il Corriere della Sera edizione Verona il mese scorso. In particolare, Doris, che guida un istituto a cui va certamente riconosciuto grandissimo spirito di innovazione, interpellato sul ruolo delle Banche di credito cooperativo (le antiche “Casse rurali”), afferma senza mezzi termini che le stesse sono, nell’attuale panorama, “come carrozze trainate da cavalli”, destinate quindi a essere travolte dall’implacabile avanzare della modernità. Continua infatti affermando che “il declino dei piccoli istituti è inesorabile”. Tali affermazioni hanno molto provocato il sottoscritto, membro da alcuni anni del Consiglio di amministrazione di una Bcc lombarda.

Ritengo infatti che tali perentori giudizi non possano essere contraddetti semplicemente limitandosi a rivendicare il ruolo che le Bcc hanno avuto e hanno ancora nel sistema bancario ed economico del nostro Paese. Certamente condivido le affermazioni - immediatamente successive all’intervista di Doris - rilasciate dai nostri organi federativi per ribadire tale importante ruolo (in primis nell’ambito del sostegno a famiglie e Pmi), personalmente credo però che il guanto di sfida lanciato dall’intraprendente banchiere veneto ci richieda - in questo momento storico - qualcosa di più profondo.

Negli ultimi anni - segnati da una crisi pesantissima e perdurante - le Bcc devono fronteggiare sfide di una durezza probabilmente senza precedenti. Di fronte a questo, premesso che si illude chi attende che passi la tempesta per tornare automaticamente agli antichi splendori, si tenta (giustamente) di fronteggiare la situazione in vari modi (nuovi prodotti e servizi, spinta all’utilizzo di Internet, ipotesi di aggregazioni, tentativi di coinvolgimento della base sociale, ecc.). Mi pare però che tali tentativi - seppur giusti e doverosi - fatichino molto a incidere sulla nostra situazione, e questo mi conferma nell’impressione, sopra accennata, che la questione sia più profonda.

L’esperienza di questi anni mi sta infatti convincendo che non si può tentare di risolvere i problemi senza approfondire adeguatamente la natura del soggetto che li affronta. Diversamente si è poco creativi e quindi scarsamente incisivi. Occorre riconoscere con realismo i seri problemi che affliggono il sistema Bcc e intraprendere un cammino per affrontarli, ma questo non può prescindere dal recupero e approfondimento della natura delle Bcc, grandiosa esperienza europea di sussidiarietà - nata peraltro in momenti storici molto più difficili dell’attuale - che ha concretamente sostenuto la crescita economica (ma anche culturale) di un popolo.