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GEO-FINANZA/ Pelanda: il “risiko” che vale più del Senato per Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Ritorna la storia. Fu sospesa dal 1945 al 2008 quando l’America esercitò un potere stabilizzante su metà del pianeta, fino al 1989, e poi globale con l’effetto di limitare i conflitti, pur non impedendo crisi locali. Nel 2009 Obama avviò il ritiro dell’America dal presidio del mondo perché i suoi costi erano diventati insostenibili. Nel vuoto geopolitico così creatosi le nazioni si sentono libere di perseguire i propri interessi anche con il ricorso alla guerra e il mercato globale non ha più un pilastro che lo stabilizzi.

La configurazione del mondo come sistema a elevati rischi di conflitto e con incertezza costante è definito come “normalità storica” nelle discipline analitiche dedicate. Ma il ritorno di tale normalità spiazza l’Italia in quanto abituata da decenni a operare sotto il comodo ombrello della Pax Americana e dell’inclusione europea, cosa che le ha permesso di fare affari nel mondo senza particolari sforzi. Il mutamento di scenario ora impone a Roma un cambiamento della politica estera: da passiva ad attiva e da multilaterale a unilaterale in alcuni teatri.

Nel Mediterraneo l’Italia è sola perché l’America si è ritirata e l’Ue non ha mai voluto ingaggiarsi, con l’eccezione della Francia, ma in divergenza con gli interessi italiani. Per questo Renzi, con mossa unilaterale, è volato in Egitto: trovare un alleato con cui tentare la stabilizzazione della Libia prima che diventi un problema ingestibile di sicurezza per noi, sia sul piano bellico (attacchi jihadisti), sia energetico, nonché migratorio.

Altro fronte: l’Italia avrebbe un enorme danno, molti punti di Pil, dal blocco dei commerci con la Russia se le sanzioni contro Mosca si inasprissero a seguito del conflitto in Ucraina. La Germania ha lo stesso interesse, ma è più ricattabile dalla Russia per l’energia. Sta cedendo al ricatto così creando una divergenza con l’America che potrebbe trasferirsi alle relazioni atlantiche con il rischio di spaccarle. Per l’Italia sarebbe un disastro e non potrà restare passiva. Infatti, sta prendendo una giusta posizione di mediatore tra America e Russia, purtroppo non (ancora) capita dalle nazioni orientali dell’Ue, antirusse, che per questo ostacolano la nomina di un italiano (Mogherini) a ministro degli Esteri Ue.



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COMMENTI
04/08/2014 - Analisi condivisibile, ma di chi la colpa? (Luigi PATRINI)

Certamente le riforme possono dare credibilità all'Italia anche nei rapporti con l'Estero; non è stato seguìto però un metodo corretto a mio avviso: la credibilità si acquisterebbe più facilmente e sarebbe maggiore se dessimo un'immagine di unità interna. I nostri politici, invece, contribuiscono molto a suggerire l'idea di contrapposizioni che appaiono molto grandi soprattutto per l'esasperato personalismo da cui nascono. Ci vorrebbe una Politica più mite ed inclusiva. Della sua mancanza sono in molti ad essere responsabili. Non tutti, ma molti, molti sì!