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SPY FINANZA/ Il “test” della Fed che mette i brividi ai mercati

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

Insomma, quando la Fed deciderà che non si può più utilizzare l’inflazione per creare lavoro, abbandonando quindi la “curva di Phillips” prima che questa crei danni, allora per i mercati potrebbero essere giorni di passione. Tanto più che con le critiche piovute sull’operato delle banche centrali, Fed in testa, Janet Yellen vorrà mostrare a tutti la purezza della politica monetaria Usa e la sua indipendenza dagli interessi di Wall Street: non è vero ma dovrà farlo per convenienza, almeno per un pochino. I timori però ci sono tutti: primo, un passaggio da una politica espansiva a una di contrazione monetaria potrebbe creare un brutale squeeze sul dollaro capace di innescare una tempesta sui mercati emergenti. Secondo, il 70% dei prestiti cross-borders a livello globale sono ancora denominati in dollari, questo sia che le banche in questione siano statunitensi o meno: avete idea cosa significherebbe uno scossone per mercati, come quelli emergenti, che hanno raccolto circa 2 triliardi di dollari sui mercati obbligazionari globali in dollari e al tasso reale solo dell’1%?

I prestiti in dollari alle aziende cinesi attraverso l’offshore di Hong Kong ha raggiunto gli 1,2 triliardi di dollari, un carry trade del valore pari a quello statunitense prima dei subprime e del crollo Lehman. E con le ratio di debito globale salite a livello record - 175% del Pil per i mercati emergenti e 275% per i Paesi avanzati - il costo del denaro rappresenta un tema che non è mai stato più delicato: è un test ma un test mai provato prima, siamo in territori completamente inesplorati. Il mondo degli ultimi cinque anni potrebbe presto finire, con la Fed che smetterà di iniettare liquidità senza fine e possibili bolle sugli assets che scoppieranno o potrebbero scoppiare - anche incontrollate - ovunque. Ma come vi dicevo qualche settimana fa, la Fed potrebbe anche dar vita a un ragionamento opposto: ovvero, ritenere che gli Usa e la loro economia siano abbastanza forti da reggere lo shock, causando un ritorno di massa dei capitali globali finora allocati nel mercato ad alto rendimento verso assets in dollari, di fatto rimpiendo in modo diverso l’assenza di liquidità venutasi a creare sul mercato.

E attenzione, perché come dimostra questo altro grafico, la fuga dal mercato dell’alto rendimento - finora il più performante proprio grazie al denaro a costo zero della Fed - è già iniziata e in grande stile. Insomma, mai come oggi è il caso di tenere a mente il detto che dice «mai combattere la Fed». Ma anche il fatto che la Fed non fa gli interessi dell’economia globale. Bensì solo quelli degli Usa e di Wall Street.

 

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