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SPY FINANZA/ Il “test” della Fed che mette i brividi ai mercati

Pubblicazione:lunedì 4 agosto 2014

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

Lo farà davvero? La Fed seguirà la guidance involontariamente fornita venerdì dal capo della Federal Reserve di Dallas, Richard Fisher, il quale ha detto chiaramente che l’innalzamento dei tassi di interesse potrebbe esserci già all’inizio del prossimo anno: «Siamo vicini all’abbandono del punto in cui il mercato pensa che siamo, in qualche momento nel 2015. Penso che ci muoveremo in quella direzione in maniera significativa». Nomura, Morgan Stanley e Hsbc pensano che questa mossa potrebbe generare un rally definito “secolare” per il dollaro, di fatto ponendo seri problemi ai paesi dell’Ue che non hanno ancora conosciuto ripresa e per i mercati emergenti che sono già oggi ben al di là dei normali cicli di boom&bust, espansione ed esplosione.

Come vi dico da sempre, questo è il più importante sviluppo per la storia della finanza attuale: dipende tutto da questo, compresa il tipo di “landing” dell’economia cinese dalla sua bolla del credito o anche la possibilità per la Russia di non pagare troppo care le sanzioni. E nonostante nelle sale trading si siano udite urla di sollievo quando è uscito il dato della disoccupazione Usa al 6,2%, di fatto scontando un allontanamento del giorno del giudizio da parte della Fed, i due grafici a fondo pagina ci dicono altro: ovvero, stando ai dati relativi a posti di lavoro e salari, il mercato del lavoro Usa si sta contraendo e stiamo avvicinandoci rapidamente al cosiddetto “inflection point” del Nairu (Non-accelerating inflation rate of unemployment), indicatore macro che ci parla di incipienti segnali di pressione sulla dinamica prezzi-salari e con gli Stati Usa toccati dal boom dello shale gas già oltre il Nairu.

Inoltre, sempre stando ai grafici, l’indice dei costi dell’occupazione Usa di giovedì scorso ha mostrato la più veloce crescita dei costi del lavoro fin dall’inizio della quinquennale fase d’espansione. Ed ecco ciò di cui vi parlo da tempo: la correzione necessaria a far flettere la bolla. Michael Harnett di Bank of America ha dichiarato che i traders potrebbe provare a operare un front-run sulle decisioni della Fed, ovvero anticipando una correzione dei corsi prima che la Federal Reserve faccia un annuncio ufficiale, probabilmente in settembre.

Per David Bloom di Hsbc, «il QE è destinato a finire a ottobre, non abbiamo davanti tutti questi mesi. È dietro l’angolo e tutti ora stanno ossessivamente parlando di una cosa sui mercati: quando ci sarà l’aumento dei tassi. Il rischio è un’accelerazione di questi flussi di denaro, ovvero pensare che la Fed sia già oltre la curva e che i tassi stiano già per salire. Se si giocherà con tutto questo anticipo, i mercati emergenti rischiano di schiantarsi. Nelle sale trading già si sente l’odore della paura».

I dati Usa, d’altronde, parlano chiaro: il tasso di partecipazione al mondo del lavoro è a quota 62,9% in luglio, una chiara ripresa dai minimi a 35 anni e dal minimo storico per quanto riguarda gli uomini. La paga media oraria è salita oltre il 2% lo scorso anno, un dato ancora debole ma che negli ultimi mesi ha visto il ritmo di crescita accelerare e che potrebbe arrivare al 3% nella seconda metà di quest’anno. Inoltre, il reddito reale disponibile è salito a un ritmo del 3,8% nel secondo trimestre di quest’anno, mentre l’inflazione core annualizzata è al 2,1%.

 

 


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