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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Banco Espirito Santo, un “vaso di Pandora” per l’Europa

Banco Espirito Santo, importante istituto di credito portoghese, è stato nazionalizzato. Per MAURO BOTTARELLI è il chiaro segnale che il sistema bancario europeo è problematico

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Et voilà, alla fine come vi dico da tempo Banco Espirito Santo (Bes) è stato nazionalizzato, alla faccia delle rassicurazioni della Banca centrale portoghese che parlava di situazione sotto controllo. Come dimostrano i due grafici a fondo pagina, le azioni non valgono più nulla, mentre è certo che ci saranno ingenti perdite per gli obbligazionisti subordinati e non è da escludere un bel bagno di sangue anche per gli obbligazionisti senior. La formula per evitare il disastro sistemico è sempre la stessa: i soldi per il salvataggio arriveranno in parte da un fondo interbancario portoghese per l’ammontare di 500 milioni di euro e per 4,4 miliardi da fondi europei per la ricapitalizzazione delle banche.

L’idea, patetica quanto inutile, è quella di recuperare il denaro rivendendo le quote di capitale iniettate: gli hedge funds già si fregano le mani e ringraziano, come con le banche greche. Qualcuno grida al capolavoro per questa scelta di sistema misto, ma pensate che ci vorrà molto prima di arrivare al bail-in in stile cipriota, ovvero al coinvolgimento nel salvataggio dei correntisti non protetti, cioè con conti al di sopra dei 100mila euro? E poi, chi ha detto che saranno solo i “ricchi” a pagare il conto della malagestione del più importante istituto bancario lusitano? Anche perché Banco Espirito Santo ha ufficialmente bisogno di 4,9 miliardi, quelli coperti con il piano di salvataggio, ma siamo sicuri che dalla sua contabilità allegra in stile Parmalat non uscirà dell’altro? E, soprattutto, chi ci garantisce che sia l’unica banca del Paese e del continente ad aver nascosto finora le sue magagne?

Per Bill Blain, gestore del reddito fisso alla Mint Partners, il salvataggio della banca, di fatto, non farà che rendere più chiara al mercato la relazione incestuosa tra banche e Stati, un qualcosa di molto pericoloso in vista del mese che è appena iniziato, notoriamente il preferito per gli assalti finanziari visti i volumi molto bassi delle contrattazioni. Sempre Blain, infatti, mette in guardia da quanto potrebbe accadere: «Banco Santo Espirito non è un caso isolato, ci sono altri istituti che sono stati malgestiti in modo simile». Pensate che i ribassisti si faranno sfuggire occasioni del genere?

Il problema è proprio questo, cari lettori: quante Banco Espirito Santo esistono in Europa, visto che fino al tracollo borsistico di giovedì e alla sospensione del titolo in Borsa, le azioni dell’istituto erano classificate “buy” per Citigroup e venerdì sono scese solo a “neutral”, un qualcosa che ricorda molto i rating allegri delle varie Lehman Brothers, Aig, Wells Fargo, ecc.?