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SPY FINANZA/ Draghi e la “trappola” che può scattare per l’Italia

Dopo il deludente dato sul Pil italiano di ieri, oggi è la giornata di Mario Draghi, chiamato a soccorrere un’Europa in condizioni critiche. L’analisi di MAURO BOTTARELLI

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Ce lo aspettavamo tutti, compresa Piazza Affari che mezz’ora prima che il dato venisse pubblicato già vedeva il suo indice principale sotto dell’1,6%, ma quanto reso noto ieri dall’Istat è davvero preoccupante: dopo due trimestri consecutivi col segno meno del Pil, l’Italia torna tecnicamente in recessione. Nel secondo trimestre il Prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% nei confronti del secondo trimestre del 2013: gli economisti si aspettavano una crescita dello 0,1% e dello 0,2% a livello, rispettivamente, congiunturale e annuo.

Il valore reale del Pil è stato pari a 340,196 miliardi, il livello minimo dal secondo trimestre del 2000, come dimostra il grafico a fondo pagina. Il calo congiunturale, ha spiegato l’Istat, è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti e tre i grandi comparti di attività economica: agricoltura, industria e servizi. Dal lato della domanda, il contributo alla variazione congiunturale del Pil della componente nazionale al lordo delle scorte è risultato nullo, mentre quello della componente estera netta è risultato negativo.

L’economia italiana torna quindi a contrarsi per la terza volta in cinque anni. Dopo quella del 2008-2009, la breve ripresa del 2010, poi la recessione interrotta fino al terzo trimestre del 2013 e nel quarto la ripresina (+0,1%). Ora il cosiddetto “triple dip”, il terzo tuffo nella recessione, dopo che nel primo trimestre di quest’anno l’economia nazionale ha visto una contrazione dello 0,1% sui tre mesi precedenti e dello 0,5% sull’analogo periodo dell’anno precedente.

Scusate, quanto doveva crescere l’Italia quest’anno in base alle indicazione del Def ad aprile? Ah già, dello 0,8%. Ancora una volta, quando vi dicevo che quei numeri non erano credibili, parlavo a ragion veduta: se tutto va bene, ovvero se si resta in questa situazione macro da mani nei capelli, cara grazie che il dato finale sia dello 0,1% su anno. Ma pensate che sia solo l’Italia a patire in Europa?

È sempre di ieri la notizia che gli ordinativi all’industria in Germania a giugno che hanno accusato un pesante calo del 3,2% rispetto a maggio, con un -10,4% per le commesse dall’area euro, il tutto rispetto ad aspettative degli analisti che attendevano un passaggio in positivo da -1,6% a +0,9%. No dico, la Germania. Il problema è che Berlino può contare su un debito più basso, sullo status di Paese rifugio e su un surplus commerciale che rappresenta un vero e proprio cuscinetto dal contagio: e infatti, ieri, il rendimento del Bund decennale ha ritoccato nell’intraday il minimo storico all’1,104%, rispetto all’1,115% dell’apertura, facendo allargare lo spread con i paesi periferici e facendo testare al differenziale con il Btp decennale quota 170 punti per la prima volta dallo scorso 11 luglio, quando aveva toccato i 176 punti base, con un rendimento del titolo italiano al 2,80%. Addirittura record per il Bund a 30 anni, con il rendimento sceso sotto la soglia del 2%, il livello più basso da oltre due anni.


COMMENTI
07/08/2014 - Provateci voi bravi! (claudia mazzola)

Noi abbiamo tutte le soluzioni del mondo a parole, intanto chi occupa quei posti cerca di dare una soluzione in fatti.

 
07/08/2014 - de-dollarizzazione (Pietro Sita)

L'arroganza dell'amministrazione Americana nel voler imporre sanzioni a chi pare a loro, sta mettendo nei guai il dollaro. Qui si rientra nell'argomento del sistema monetario. L'America ha imposto l'uso del Dollaro in tutte le transazioni petrolifere, questo comporta che i paesi che acquistano o vendono petrolio da/a qualsiasi paese devono approvvigionarsi di dollari a New York. la Fed stampa dollari creandoli dal nulla e li cede a chi li richiede in cambio di merci. Questo ha permesso all'America di vivere al di sopra dei propri mezzi e di imporsi con l'arroganza delle armi e della finanza sul resto del mondo. Il premio Nobel per la pace Obama dovrebbe avere il pudore di restituire l'onorificenza a quei lobotomizzati che glielo hanno conferita. Putin,a seguito delle sanzioni imposte dagli Usa,con una serie di accordi bilaterali,e non solo, sta cominciando a mettere fine al dollaro come moneta di riserva mondiale. E' questo il motivo per cui Obama insiste per aumentare le sanzioni e fa pressioni sull'Europa. La de-dollarizzazione degli scambi internazionali avrebbe ripercussioni tremende per loro. Attenzione perché per l'America è un problema di "sicurezza nazionale" e questi bellimbusti sono disposti tranquillamente a scatenare una guerra mondiale per evitare una débâcle finanziaria. Non a caso alcuni economisti Americani cominciano a teorizzare che per uscire dalla crisi è necessario "a major conflict". Si, perché l'America è uscita della crisi ma con dei numeri TAROCCATI!

 
07/08/2014 - Siamo in mano ai cialtroni!! (Pietro Sita)

Draghi come Monti, Padoan,la Lagarde, Cottarelli.. tutti fenomeni che però rappresentano il problema e non la soluzione. Sono tutti soggetti che concorrono a perpetuare un sistema marcio fin dalle fondamenta. Bisogna rifondare il sistema monetario: quello esistente ha portato a questo disastro. Gli stati devono avere sovranità monetaria e sono gli unici che hanno la facoltà di emettere moneta senza debito e senza interessi. Sicuramente i politici sono dei cialtroni ma i banchieri e i grandi finanzieri lo sono molto di più. Il debito è creato da loro con il signoraggio e la riserva frazionaria. Studiate gente...studiate. La "grande" stampa sussidiata fa solo disinformazione. Tutte le supercazzole di Renzi e dei politici europei sulla flessibilità e lo sforamento del vincolo del 3% non risovono nulla. Ogni anno continueremo ad accumulare debito ed ogni anno continueranno manovre su manovre per metter in "sicurezza" i conti. E' da tre anni che ci viene propinata questa favoletta ed ogni anno anziché migliorare le cose peggiorano. La crescita non comincerà mai finchè non si cambia il sistema monetario. Nei prossimi trimestri il PIL continuerà a contrarsi non solo per le politiche di austerità, che cominciano a mettere in crisi anche i fenomeni teutonici, ma crollerà grazie alle coglionerie di un Obama e degli "alleati" europei che si sono intestarditi a porre sanzioni alla Russia. Le ritorsioni Russe faranno precipitare le esportazioni dell'Europa verso est. Grazie Obama.