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Economia e Finanza

ALITALIA-ETIHAD/ Una firma che lancia la sfida a Lufthansa

È attesa per oggi la firma dell’accordo tra Etihad e Alitalia, che porterà l’ingresso degli arabi nella compagnia aerea italiana. Il commento di JUANFRAN VALERON

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Mentre Fiumicino fa i conti con le valigie abbandonate sui piazzali (e il rischio di un blocco per “improvvisa” malattia dei dipendenti Alitalia), il matrimonio tra la compagnia italiana ed Etihad si avvicina. Oggi, con tutta probabilità, ci sarà la firma dell’accordo che porterà gli arabi a entrare nella nuova compagine azionaria. Sia chiaro, non è stato facile arrivare a questo passo importante, prova ne è il numero di riunioni cui James Hogan, Ceo di Etihad, sta partecipando negli ultimi giorni, che si aggiungono ai summit e ai vertici che ci sono stati lungo gli ultimi mesi. Soprattutto perché il “marito” arabo vuole che la sposa porti con sé una buona dote, visto che nel suo harem di altre compagnie ce ne sono già.

Intanto, Francesco Caio, ad di Poste italiane, ha avuto colloqui con Hogan per accordarsi sulle sinergie possibili (ma l’investimento dell’azienda controllata dal Tesoro non era mica in Alitalia?!). Vendita di biglietti, servizi finanziari e assicurazioni sui viaggi, oltre che l’uso della piccola Mistral Air, consentiranno, secondo Caio, di poter avere dei ritorni economici pari all’importo che si intende investire, ovvero 75 milioni di euro.

Resta ancora da capire quale sarà l’impegno effettivo di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Immsi e Atlantia. Le due principali banche italiane, che hanno da poco festeggiato risultati trimestrali soddisfacenti, non possono certo essere serene vista l’aria che tira sull’economia e sui titoli di stato italiani. Per ora tutti sembrano nicchiare e non voler mettere mano al portafoglio per il “prestito ponte” (150 milioni di cui 25 dovrebbero arrivare da Poste) necessario a traghettare la compagnia aerea fino a ottobre. Per quella data è infatti previsto il via libera (non scontato) dell’Unione europea all’operazione.

Ma al di là di queste “scaramucce” tutte italiane, le ultime ore prima della firma serviranno anche a definire meglio gli accordi con Etihad, che sembrerebbe intenzionata a costringere i soci italiani ad accettare una clausola di “lock-up”, la stessa che li ha obbligati a stare insieme in Cai. E considerando che il pareggio di bilancio è previsto nel 2017 di certo non si fanno i salti di gioia all’idea di restare in una compagnia destinata a perdere nei primi anni di attività.

Attendiamo dunque la sospirata firma, il punto di non ritorno per questa operazione. Anche se non possiamo non notare l’assenza di quello che era stato un protagonista nelle scorse settimane: il sindacato. Che fine hanno fatto le organizzazioni dei lavoratori? Sono impegnate a far sì che i lavoratori “insoddisfatti” abbiano un certificato medico? E gli accordi così importanti per rendere possibile il closing dell’operazione Alitalia-Etihad?