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FINANZA/ “L’ultimatum” di Draghi a Renzi

Pubblicazione:venerdì 8 agosto 2014

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

In questi anni il banchiere ha retto, in pratica da solo, la pressione dei falchi contrari a ogni operazione di aiuto diretto o indiretto verso la periferia. Oggi, però, dice basta. Come titola Le Monde, “L’Italia affonda, la Spagna decolla”. Ovvero chi ha accompagnato un’austerità durissima con manovre strutturali sul mercato del lavoro e sui tagli alla Pubblica amministrazione comincia a raccogliere i frutti di scelte impopolari ma alla fine utili. Chi si è limitato ad aumentare la pressione fiscale per far quadrare i conti, rinunciando alle riforme o annacquandole il più possibile sia in sede legislativa che, soprattutto, al momento della loro entrata in vigore, continua a perder posizioni. E a rischiare una rivolta all’interno che potrebbe contagiare il resto della comunità. La diagnosi del male italiano, del resto, è semplice: “I Paesi che hanno fatto riforme profonde e serie stano andando meglio. L’Italia, che non le ha fatte, non sta andando bene”.

C’è da chiedersi se la requisitoria di Draghi giochi a favore o contro l’azione di Matteo Renzi. Buona la prima, se il premier dimostrerà finalmente di saper cambiare passo. Basta con la politica degli annunci. Sì alla spending review, alle privatizzazioni, soprattutto a un programma organico da realizzare in tempi brevi. Come quello della Spagna che, sette mesi fa, ha annunciato e varato la riforma del mercato del lavoro. Altrimenti, se le parole resteranno tali di qui a fine anno, la situazione rischia di precipitare. E la richiesta di un aiutino da fuori, così comune nella storia patria, prenderà piede. Ma attenzione: stavolta dall’Europa non arriverà alcun piano Marshall o una maggior flessibilità. 



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COMMENTI
08/08/2014 - quel che conta (gianni iannelli)

Si, la spagna mostra deboli segni di miglioramento. Ma oltre alle riforme, che non sono commestibili, ci sono altre cose che la distinguono da noi: per esempio non si è messa in testa di salvare il mondo con operazioni militari costose e che hanno ritorno economico solo per gli usa. La spagna poi partecipa molto di meno al finanziamento del baraccone europeo fregandosene dei vincoli capotici di Bruxelles. Per non parlare poi della vicenda delle sanzioni alla russia del cui costo i nostri media maggiori si guardano bene dall’informarci. Sapete dove sono finiti i turisti russi che hanno disdettato l’italia? In un paese il cui nome comincia con spa e finisce con gna.

 
08/08/2014 - fa bene renzi (marco falini)

a resistere, poco ma sicuro. Non risulta affatto che la spagna sia in miglioramento, ne' la grecia ovviamente, anche in ordine al portogallo che ha eseguito alla lettera, i risultati sono sotto gli occhi di tutti, cosi' come l'italia di monti. e' un suicidio seguire i dettati della bce/Ue/Fmi.