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Economia e Finanza

CONSIGLI A RENZI/ Le tre mosse che valgono più dello sblocca-Italia

Pier Carlo Padoan (Infophoto)Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Se gli esiti sono questi, ipotizzando che tra brevissimo verranno sciolti (e bene) i nodi sulla scuola, cosa deve entrare nella Legge di stabilità per tirarci fuori dalla deflazione? L’Italia ha poche frecce al proprio arco. Quelle monetarie sono in mano alla Banca centrale europea ed è da dubitare che le possa utilizzare vista l’opposizione di molti paesi (non solo la Germania) e la necessità della preliminare revisione del proprio regolamento (che la obbliga a non fare superare più del 2% l’anno la crescita del tasso armonizzazione dell’indice dei prezzi al consumo). Quelle di bilancio sono spuntate dalla decisione “politica” di contenere l’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni entro il 3% del Pil anche se, giuridicamente, nella situazione di grave recessione (e di deflazione), si potrebbe superare temporaneamente il vincolo.

Al Governo resta, essenzialmente, la messa in atto di misure per ridurre la spesa pubblica e renderla più efficiente (alleggerendo così quella che è una vera oppressione fiscale e regolamentare) e una strategia dell’offerta. Come? In primo luogo, i provvedimenti della spending review richiedono una cornice che può essere inclusa nella riforma della Costituzione (in discussione in parallelo alla Legge di stabilità). Si potrebbe introdurre nella Carta il fatto che: a) che tutte le leggi (e regolamenti e circolari varie) siano “a termine” (una “sunset regulation” generalizzata) e non possano essere estese con marchingegni quali il “mille proroghe” per impedire il formarsi di un Himalaya di norme (la fonte principale di sprechi e inefficienze); b) le società in disavanzo per più di tre esercizi del socialismo municipale (e regionale, nonché di quel che resta di quello provinciale) vengano messe in liquidazione forzosa, con commissari provenienti da regioni differenti da quelle in cui l’azienda ha la sede sociale.

In secondo luogo, serve un’energica strategia dell’offerta basata sulla liberalizzazione dei mercati delle merci e dei servizi per spingere imprese grandi e piccole a essere più competitive, e quindi più produttive. Ci vuole una terapia shock che azzeri resistenze settoriali e morda davvero.

In terzo luogo, occorre tenere conto del “convitato di pietra”, il fardello del debito pubblico che frena da anni la crescita e aggrava ora la deflazione. Non mancano proposte: prima di chiudere i battenti del Cnel si potrebbe incoraggiare un confronto, con esperti e Parti sociali, tra le varie proposte sul tappeto per giungere a un programma concreto.

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COMMENTI
01/09/2014 - Molto più semplice: un caso concreto (mario Guereschi)

Vi racconto questa: assisto un'azienda che esercita un'attività che richiede un direttore tecnico. Il direttore tecnico in carica è venuto meno e nell'ambito aziendale e/o societario non esiste una figura per sostituirlo, anzi ci sarebbe il dipendente che ne sa più dell'ex direttore tecnico, ma non può farlo perchè è inquadrato come impiegato di terzo livello (anzianità superiore a tre anni) pur percependo una retribuzione maggiore a quella del livello ammesso, potrebbe essere direttore tecnico solo se inquadrato come impiegato di quarto livello o operaio di terzo livello. Stante la situazione si procederà alla messa in liquidazione dell'impresa ed al licenziamento del dipendente. E poi parliamo di sbloccare l'Italia! Questa è una delle migliaia di incongruenze o imbecillità. Ed ancora vogliamo dire qualcosa sulla formazione? Andiamo e/o mandiamo collaboratori a fare formazione obbligatoria da formatori che andrebbero loro formati, ma questi formatori hanno mai lavorato? Sanno di cosa parlano? e così dobbiamo pagare i corsi del c...o e pagare il tempo di mancato lavoro. Ma dove vogliamo andare? Ecco due cose che non costano niente e risolverebbero tantissimo.

 
01/09/2014 - la golden rule di maastricht (antonio petrina)

Occorre giustamente, come stabilito nel Cdm di venerdì 29, per ripagare il fardello del debito pubblico, reinvestire nella quota produttiva del patrimonio (artistico: leggi Artbonus, ovvero nel demanio stradale, ferroviario, ecc.), garantendo in sede europea che tali investimenti siano computati nella golden rule ammessa da Maastricht.