BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ I "dogmi" della finanza che aiutano la crisi

Infophoto Infophoto

Ma secondo la loro ideologia, cosa dovrebbe fare ora Draghi e la Bce per aiutare l’Europa a uscire dalla crisi? Secondo Krugman, l’Europa “ha bisogno di un’inflazione attesa superiore al 2%”. Bisogno di inflazione? Ma non era cattiva l’inflazione? E noi non abbiamo fatto apposta l’euro per abbattere la cattiva inflazione? E non è questa la tipica accusa di chi è contro il ritorno alle monete nazionali: “cattivi che siete, volete tornare alla moneta nazionale per svalutare, ma così fate inflazione”?

Certo che la posizione della Bce sta diventando davvero imbarazzante. Nata per contrastare l’inflazione, ora si ritrova a dover lottare per fare più inflazione. E questo è pure un bel guaio: perché la Bce, proprio per il suo codice genetico strutturale e culturale, rischia di essere inadeguata e incapace a raggiungere un simile obiettivo. E come fare inflazione? Krugman dice di stampare moneta e acquistare titoli. Ma stampare moneta non era peccato? E poi, stampando moneta si crea inflazione? Una volta forse, ma oggi, con questi mercati finanziari drogati non è più così, lo sanno anche i sassi. Infatti, la moneta finisce alle banche commerciali, che la spostano dove a loro conviene di più, cioè nei mercati finanziari. E l’economia reale rimane a secco.

E allora cosa facciamo? Niente, andiamo tutti allegramente verso la catastrofe finanziaria mondiale. Maximilian Zimmerer, Chief Investment Officer del colosso assicurativo Allianz dichiara che “niente è stato risolto e tutti lo sanno”. Lo scorso maggio, Jürgen Stark, ex vice presidente della banca centrale tedesca, ha dichiarato che l’attuale sistema economico è pura finzione. E noi abbiamo il governo Renzi, che ha spostato l’analisi del Def al primo di ottobre, quando saranno validi i nuovi criteri di calcolo del Pil: avremo un Pil meno peggiore col trucco. Avremo un miglioramento (cioè un minor peggioramento) solo contabile del rapporto debito/Pil (e deficit/Pil), ma la variazione del Pil non ne sarà influenzata. Aspetteremo quindi il Def ai primi di ottobre (in violazione della legge, che impone la sua presentazione entro il 20 settembre) in modo che il governo possa presentarsi con dei dati meno catastrofici. Questa è la “pura finzione” di casa nostra.

Oppure torniamo al reale, cioè alle monete nazionali e a finanziare l’economia reale e i servizi sociali. Cioè il bene comune. Con moneta nazionale spesa per obiettivi chiari, così si ricostruisce la fiducia, al contrario di quanto afferma Gianfranco Fabi su queste pagine: “Affrontare questi temi vuol dire attuare delle vere politiche di sostegno alle famiglie, rivoluzionare il sistema dell’educazione per formare giovani che sappiamo utilizzare appieno la società digitale, varare politiche economiche capaci di coniugare equità e sviluppo. Il motore dell’economia non è il denaro, ma la fiducia. E che fiducia potrebbe dare un Paese che volesse tornare alla propria moneta solo per svalutarla?”.

Una vera perla questo passaggio, perché contiene esplicitati i punti sostanziali della moderna ideologia nichilista. Fin dal primo ragionamento, quando si scambia l’affronto di un problema con l’attuazione di una vera politica: a me pare evidente che l’attuazione di una vera politica è molto di più. Se i problemi sono solo affrontati, vuol dire che sotto non c’è nulla. Tutto chiacchiere e distintivo, come le riforme degli ultimi governi, dalla riforma “Salva-Italia” di Monti in poi.

E poi la frase per cui “il motore dell’economia non è il denaro, ma la fiducia”. Occorrerebbe informare Draghi, che non si dia tanta pena, perché lui può soltanto stampare moneta, non fiducia. Ma questa fiducia, come si trasmette all’economia, se non attraverso la moneta? Tanto è vero che quando scompare la fiducia, allora scompare la moneta. Comunque una definizione che non sembra per nulla in sintonia con quella del Papa (al tempo Pio XI), secondo il quale il denaro è il sangue dell’organismo economico.

Infine, la chicca sul fatto che chi vuole tornare alla moneta nazionale lo vuol fare “solo per svalutarla”. Anche qui si scambiano i mezzi (la svalutazione) con i fini, nemmeno citando i fini (un modo come un altro per negarli). Si tornerà alla moneta nazionale per spendere per i servizi sociali, perché uno Stato che non offre servizi sociali non difende il proprio tesoro (il bene comune) nelle necessità del suo popolo e non genera fiducia. La svalutazione è una possibile felice conseguenza di questa impostazione; infatti, con la svalutazione si applica di fatto una sorta di tassa a chi detiene i capitali (chi non ha niente non ci rimette niente) mentre per chi prende a prestito (perché non ha di suo, quindi i poco abbienti) il carico del debito diventa progressivamente più leggero. E la moneta, stampata dallo Stato, non sarà più fonte di debito. Verrà stampata gratuitamente (a parte i costi per carta e inchiostro) senza generare debito finanziario.

“Lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità” (Caritas in Veritate, n. 34). Da qui occorre ripartire.

© Riproduzione Riservata.