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FERRARI/ La svolta di Marchionne contro l'Italia dei salotti

Pubblicazione:giovedì 11 settembre 2014

Sergio Marchionne (Infophoto) Sergio Marchionne (Infophoto)

Dunque, l'uscita di scena di Montezemolo ha dietro motivazioni personali, di potere e strategiche. Ma segna anche un cambio di stagione da un altro punto di vista. Montezemolo è la perfetta incarnazione del capitalismo salottiero, se non proprio clientelare (crony capitalism in inglese suona meno drastico). Dalla presidenza della Confindustria al tira e molla sulla sua "discesa in politica"; dal rifiuto di fare il ministro degli Esteri con Silvio Berlusconi alla interminabile attesa di essere chiamato (toccò invece a Mario Monti); da Charme, Acqua di Parma, Poltrona Frau e Italo, fino alla mediazione con gli arabi di Etihad per Alitalia, si è sempre voluto collocare al centro dello snodo tra politica e affari, alternando successi e clamorosi flop. Ora potrà investire la cospicua buonuscita in nuove iniziative e forse otterrà un'altra presidenza (senza la quale rischia una crisi depressiva). Il suo, però, resta un mondo antico, anche se non proprio piccolo. Quello di Marchionne è più aspro, ruvido (e altrettanto spietato). Quanto a John Elkann, dimostra di avere pelo sullo stomaco (lo si è visto anche con il Corriere della Sera); magari più morbido, data l'età, ma altrettanto fitto.



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