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SPY FINANZA/ Le sanzioni dell'Ue a Putin, un "boomerang" che piace a Obama

Pubblicazione:giovedì 11 settembre 2014

Vladimir Putin (S) e Barack Obama (Infophoto) Vladimir Putin (S) e Barack Obama (Infophoto)

E la Russia? Ha reagito di par suo, da un lato rafforzando il commercio bilaterale con la Cina denominato in yuan o rubli, alla faccia del presunto isolamento russo. Il vice-primo ministro, Igor Shuvalov, ha infatti firmato un accordo di cooperazione economica con il suo omologo cinese, Zhang Gaoli, in base al quale le banche russe potranno aprire conti in quelle cinesi e così permettere alle aziende della Federazione Russa di ottenere finanziamenti. Ma non solo, l'azienda cinese CNPC sta per acquisire il 10% degli impianti petroliferi di Rosneft a Vankor, l'asset di produzione più grande del gigante russo, per 1 miliardo di dollari e inoltre la ferrovie russe stanno per ottenere un finanziamento da 400 miliardi di rubli da investitori cinesi, capitanati dalla potente China Development Bank, per la costruzione della linea ad alta velocità Mosca-Kazan.

Quindi, le sanzioni possono essere tranquillamente aggirate via Pechino o Hong Kong come veicolo di investimento. Ma dall'altro lato, per bocca del premier in persona, Dmitry Medvedev, la Russia ha minacciato una “risposta asimmetrica”, come per esempio, la chiusura del suo spazio aereo, una vera e propria tragedia per le linee aeree che andranno incontro a dilatazione dei tempi di volo e aggravio molto pesante dei costi. “Noi agiamo sul presupposto di reazioni amichevoli con i nostri partner, e questo è il motivo per cui il cielo sopra la Russia è aperto ai voli. Ma se subiremo delle sanzioni dovremo rispondere”, ha spiegato Medvedev, sottolineando appunto che alcune compagnie aeree occidentali potrebbero andare in bancarotta se venisse loro vietato di usare lo spazio aereo russo: “Vorrei solo che i nostri partner si rendessero conto che le sanzioni non aiutano a ristabilire la pace in Ucraina”, ha concluso il premier.

Insomma, prima di far entrare in vigore le sanzioni, meglio pensarci bene. Anche perché la ragione che ha portato l'Europa a flettere i muscoli con Mosca, oltre all'ormai nota sudditanza ai diktat di Washington, è stata una mossa sulla cui astuzia resta molto da discutere. Per evitare uno scenario napoleonico da “guerra d'inverno”, i governi europei hanno infatti pompato un volume record di gas naturale nei loro impianti di stoccaggio, al fine di garantirsi approvvigionamento per i mesi più freddi a fronte del rischio di chiusura dei rubinetti da parte di Mosca e anche sperando così di bloccare i cashflows delle aziende russe, limitarne le capacità di finanziamento sui mercati e di fatto mandare in tilt l'economia del Paese bloccando il driver del Pil, ovvero l'export energetico. Guardate questo grafico:

La linea blu ci mostra i flussi medi giornalieri di gas che transitano a Velke Kapusany, sul confine tra Ucraina e Slovacchia, principale punto di passaggio del gas dalla Russia all'Ue: come vedete, nell'ultimo mese ha subito un crollo record, stando a dati dell'operatore slovacco Eustream AS, che parla di livelli tornati al 2011. L'istogramma rosso, invece, ci mostra il volume record di gas pompato dai 28 Paesi nei loro siti di stoccaggio, livelli mai toccati stando al gruppo Gas Infrastructure Europe di Bruxelles, pari al 92% di disponibilità massima dei siti di stoccaggio slovacchi.


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