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SPY FINANZA/ Le sanzioni dell'Ue a Putin, un "boomerang" che piace a Obama

Vladimir Putin (S) e Barack Obama (Infophoto) Vladimir Putin (S) e Barack Obama (Infophoto)

Ad oggi, il flusso di gas naturale dalla Russia all'Ue non è stato intaccato dalla crisi ucraina e la mossa europea sembra garantire tranquillità per i mesi a venire e potenzialmente mettere alla fame i giganti energetici, un qualcosa che porrebbe Putin sotto pesante pressione.

Ci sono però tre criticità, al netto della cooperazione russo-cinese che potrebbe garantire comunque finanziamenti alle aziende della Federazione russa. La prima, un inverno più freddo del normale, cosa già preventivata dal cosiddetto El Nino pattern, a detta del quale già oggi possiamo pensare ad almeno 4-5 gradi di meno di un normale inverno europeo ma con la possibilità nell'Europa del Nord e centrale di “brutali abbassamenti della temperatura”. Insomma, siamo pieni di gas ma potremmo doverne usare molto di più rispetto al tiepido inverno dello scorso anno che garantì un risparmio sugli stoccaggi pari al 40% del totale.

Seconda criticità, la Russia ha già detto chiaramente che garantirà supporto finanziario alle aziende colpite da sanzioni. Il governo, infatti, si è detto pronto a offrire 1,5 triliardi di rubli per finanziare Rosneft e mantenere la produzione al livello attuale, anche al netto del continuo calo del prezzo del petrolio. Inoltre, nonostante si venda in giro la vulgata in base alla quale le sanzioni partiranno più avanti per valutare la tenuta della tregua e il comportamento di Mosca, Gazprom sarebbe già pronta a un piano di finanziamento prima della loro implementazione e si sa che già molte banche europee si sono dette pronte a garantire linee di credito: addirittura, sappiamo già che Gazprom deciderà sul da farsi nella riunione del board che terrà il 23 settembre prossimo.

C'è poi una terza criticità, ovvero il fatto che se si andrà per le lunghe con il conflitto, Putin potrebbe mostrare un'altra volta al mondo una delle sue più grandi doti, ovvero la pazienza: aspettare che le riserve europee finiscano, l'inverno termini e poi chiudere i rubinetti proprio quando il comparto industriale tedesco ha più necessità di energia. Guardate quest'altro grafico: