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FINANZA/ Italia, una "bocciatura" che affossa l'Europa

Pubblicazione:venerdì 12 settembre 2014

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

La tesi, per la verità, non convince più di tanto. Oltre, particolare non da poco, al rischio di innescare una crisi devastante di fiducia nei Paesi, mica tanti, dove l'esecutivo gode ancora di consenso popolare, un patrimonio che Matteo Renzi non ha certo intenzione di dilapidare per correre dietro ai dogmi di Jens Weidmann o Wolfgang Schaueble. Potendo, tra l'altro, contare su buoni argomenti.

Primo, perché come si legge nello stesso Bollettino, l'Italia ha rispettato i propri obiettivi, ma l'aggravarsi della crisi ha spostato l'asticella verso l'alto facendo saltare i piani di rientro. Così come è successo alla Francia, "gelata" nel bel mezzo di un tentativo di rientro morbido nei parametri che non si traducesse in una brutale caduta dei consumi. Davvero si può immaginare un percorso virtuoso che che passi solo dall'austerità all'interno e dal recupero di produttività sul fronte dell'export? Il mondo può consentirsi più di una Germania, cioè un Paese che colloca oltre frontiera più di metà del Pil? Anche l'esempio "virtuoso" della Spagna ha i suoi limiti: non solo perché il recupero di produttività ha richiesto tassi di disoccupazione "stellari" ma anche perché, in assenza di una politica comune, si è tradotto in un duello tra poveri: Italia e Spagna competono spesso su produzioni simili senza alcun sostegno dalla domanda tedesca. Dalla nascita dell'euro Berlino ha moltiplicato gli acquisti low cost da Pechino ma ha fortemente accresciuto, contravvenendo alle regole, il surplus verso il resto della Ue. 

Inoltre, l'immagine del conflitto tra la formica nordica e le cicale del Sud non rende giustizia al disagio generale. Ieri la Polonia, Paese che non fa parte dell'area euro ma che vanta un peso crescente nell'eurozona, è scesa in campo per chiedere che l'Unione europea metta in circolo, sotto forma i prestiti Bei o altra forma (magari gli eurobond) almeno 700 miliardi di euro per far decollare la ripresa, contravvenendo ai vincoli imposti dalla Germania, ossessionata dall'incubo dell'inflazione. 

Al contrario, come ha detto ieri il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, deflazione e domanda in calo sono "il cuore del problema" in Europa e diventa fondamentale se si vuole arrivare a parlare di ripresa "rilanciare gli investimenti, pubblici e privati, nazionali ed europei". Insomma,  "bisogna crescere di più".

Che lezione trarre dai differenti accenti tra il Bollettino della Bce ed il parere della Banca d'Italia, largamente condiviso da una parte della Banca centrale? Mario Draghi, com'è ovvio, deve tenere una posizione "mediana" che può condurre ad azioni ritardate e troppo timide. Le misure decise una settimana fa avrebbero avuto ben altra efficacia se la Bce si fosse mossa in anticipo invece che limitarsi a registrare "il deterioramento di agosto".


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