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Economia e Finanza

FINANZA/ Ecco perché le banche centrali ci vogliono più poveri

Secondo GIOVANNI PASSALI, gli interventi delle banche centrali corrispondono ormai ad autentiche scelte scellerate. Ecco gli scenari che si stanno aprendo per questo motivo

L'Eurotower di Francoforte, sede della Bce (Infophoto)L'Eurotower di Francoforte, sede della Bce (Infophoto)

Come affermato da Mauro Bottarelli in un articolo su questo giornale, le banche centrali intervengono sempre più spesso sul mercato azionario per sostenerne i corsi nel disperato tentativo di evitare l'esplosione di una crisi dagli effetti devastanti. Questo ovviamente in violazione di qualsiasi regola delle banche centrali stesse e in violazione delle più elementari regole della finanza.

Questo da un lato raggiunge il suo scopo, perché se le banche centrali comprano, chi mai oserà mettersi contro e andare a vendere? Ma dall'altra occorre pure chiedersi quali sono gli effetti a lungo andare di queste scelte scellerate. Infatti l'intervento delle banche centrali si è reso necessario anche per la volatilità ormai ridottissima, figlia di una riduzione drastica degli scambi. Sempre meno operatori osano avventurarsi in quella roulette russa che sono diventati i mercati finanziari. In effetti, se tutti comprano, poi rimane una sola azione da fare: vendere. E se questo avviene tutto insieme, i mercati stessi rischiano il tracollo, anche in presenza di volumi ridottissimi. Tutti le borse sono ai massimi e la caduta sembra inevitabile. Il continuo intervento delle banche centrali per ora lo sta evitando, ma per quanto? E soprattutto questa situazione apre ad uno scenario completamente nuovo.

Se infatti oggi un operatore può avere il dubbio di stare vendendo le proprie azioni ad una banca centrale, prima o poi succederà che una banca centrale avrà il dubbio di stare vendendo ad un'altra banca centrale. In altre parole, il disastro è stato spostato nel tempo, ma il pericolo incombe. Soprattutto se, come appare ormai evidente, il sistema finanziario continuerà a viaggiare su un binario parallelo rispetto all'economia reale. La distanza aumenta ogni giorno che passa, poiché le borse continuano a crescere mentre la crisi continua a far affossare l'economia reale. E questo soprattutto perché il denaro stampato dalle banche centrali continua ad affluire ai mercati finanziari mentre continua ad uscire dall'economia reale.

Del resto, non si vedono schiarite all'orizzonte grazie alle posizioni deliranti di chi oggi è al potere. Renzi lo abbiamo sentito ribadire che “se si vogliono abbassare le tasse, dobbiamo guardarci negli occhi, occorre tagliare”: quindi ancora tagli, nessuna ricetta per la crescita. Dalla nascita dello sciagurato governo Monti la ricetta non è mai cambiata, nonostante tutti i danni evidenti manifestatisi in questi tre anni.

E poi abbiamo sentito le dichiarazioni della direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Cristine Lagarde: “In Europa non c'è austerity, avanti con i tagli”. Una citazione di Alexis Carrell diceva che poca osservazione e molto ragionamento conducono all'errore. Ma qui non c'è poca osservazione, qui c'è una cecità totale. E pure una sordità totale, perché non si ascoltano per nulla gli ammonimenti di tanti rappresentati di categoria che ribadiscono la totale crisi di tante categorie di settore.