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RISIKO/ Il "bazooka" di Draghi ha bisogno della guerra in Europa?

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Sul piano commerciale, dopo il fallimento degli accordi multilaterali di Doha, il sistema globale dell’Omc si sta frantumando aprendo la strada ad accordi regionali (Tpp; Ttip) costruiti secondo logiche di rivalità antitetica che, indirettamente, sollecitano anche la creazione di sistemi finanziari Sud-Sud alternativi a quello per ora ancora egemone, fondato a Bretton Woods nel 1944. Sulle faglie degli accordi globali ritornano con prepotenza miopi nazionalismi ai quali fanno da sponda le sanzioni, che sono parte della stessa storia. Già nel 1914 la debolezza dell’interdipendenza delle nazioni poco ha potuto fare per contrastare la violenza della rivalità.

Per questo ha ragione Giulio Sapelli che su questo giornale ha messo in guardia sul disastro geostrategico dell’Europa, in Ucraina e nel Mediterraneo. Pesa l’abbattimento morale degli europei che da 35 anni subiscono misure di austerità crescenti imposte dall’Ocse e dal Fmi. Questi organismi sovranazionali hanno imposto le misure di “aggiustamento strutturale” che modificano profondamente la struttura delle società rompendo la grande conquista del XX secolo che, per la prima volta nella storia dell’umanità, dava pari dignità al capitale e al lavoro nel calcolo economico (Weimar e l’Urss ne furono le prime realizzazioni). Queste misure non c’entrano con la Cina o la Russia, ma sono state ingegnerizzate in Europa nell’egoistico tentativo fallace di proteggerne l’egemonia mondiale, cioè per mantenere alto il flusso di capitali verso l’Europa che altrimenti non avrebbe più potuto sostenere da sola la promessa politica del passaggio dal warfare al welfare che la Cee e l’Ue rappresentano.

Allo stesso tempo, in America il sistema del dollaro ha scelto la strada del monetarismo – l’arrogante guerra mondiale dei Chicago boys – che, nel tentativo di assicurare la dominazione finanziaria americana del mondo, ha invece causato uno squilibrio mondiale – prezzi delle commodities; inflazione; debito pubblico – scardinando sistemi nazionali consolidati. Nel 1989 la principale vittima di queste politiche è stata l’Urss, implosa dall’interno per la sopravvenuta insostenibilità del suo sistema economico che ha portato al tracollo di quello politico e sociale. Terminata così la Guerra Fredda, senza sparare un colpo di cannone, il sistema del dollaro ha imposto la propria egemonia finanziaria fondata sul debito sovrano.

A colpi di deregolamentazione – liberalizzazioni dei mercati dei beni, servizi e capitali – le svalutazioni competitive del dollaro hanno costretto l’Europa alla precipitosa costruzione dell’Euro e dell’Ue. Le misure pasticciate e fiacche degli europei si sono scontrate con la realtà della crisi finanziaria e bancaria asiatica del 1997 e simultaneamente con il ritorno della geopolitica e l’emergere della geofinanza. La prima manifestazione del ritorno della geopolitica sono state le guerre non-guerre jugoslave (1991-1999), mentre emergeva la geofinanza con l’apparizione sulla scena mondiale – dal Golfo all’Asia e alla Russia – di possenti ed enormi fondi finanziari sovrani, cioè statali.