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RISIKO/ Il "bazooka" di Draghi ha bisogno della guerra in Europa?

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Questi ultimi hanno aperto una concorrenza strategica e finanziaria spietata contro quei fondi opportunistici – gli hedge fund – che, figli della deregolamentazione del mercato, hanno dimostrato la loro forza contro gli stati e le loro monete, mettendo le basi del casinò finanziario che ancora oggi distrugge le speranze di molte nazioni nel mondo. Infine, gli errori di gestione economico-finanziaria negli Usa hanno portato all’esplosione della crisi bancaria del 2007, che ha messo a rischio il cardine del sistema politico e sociale occidentale fondato sin dagli anni 20 sulla “democrazia della proprietà”, cioè l’accesso facile al credito immobiliare (e al consumo). Quindi, ancora una volta, la Russia e la Cina nulla c’entrano con la situazione nella quale l’Occidente si è cacciato motu proprio.

Dicevamo del parallelismo della situazione attuale con il 1914, ma ancor più fanno temere il peggio i parallelismi finanziari tra gli anni 20 e la situazione odierna. I dati presentati da Mauro Bottarelli rafforzano ancor più il timore che la risposta ordoliberista alla profonda crisi in Europa stia solo peggiorandone i fondamentali. Inoltre, le ultime misure della Bce testimoniano delle divisioni europee e dell’ultimo atto possibile per Draghi che senza uno shock geopolitico (guerra?) difficilmente potrà contare sul suo bazooka per evitare l’esplosione della bolla speculativa che aleggia in Europa. Non può sfuggire che tutti i crolli finanziari – 1929, 1987, 2001, e 2008 – siano avvenuti tra settembre e ottobre.

Anche il recente vertice della Nato in Galles non ha offerto speranze migliori. Le divisioni tra i paesi europei che in ordine sparso affrontano la situazione in Ucraina e quella nel Mediterraneo e Medio Oriente esaltano i limiti dell’alleanza atlantica orfana del decisionismo Usa. Questi ultimi, rappresentati dalle indecisioni di Obama, si trovano nella terribile situazione di essere debitori mondiali, principalmente nei confronti della Cina e delle petromonarchie del Golfo. Mentre i creditori dell’America ne determinano le scelte strategiche, imbrigliandole nell’indecisione, ad Obama incombe il pesante compito di gestire la riluttanza degli americani e di molti europei ad usare la forza per creare quello schock senza il quale il sistema occidentale si avviterà in una lunga spirale deflazionistica. Una situazione che porterebbe alla fine dell’Occidente che abbiamo conosciuto negli ultimi 70 anni. Questo spiega la partita a scacchi con la Russia, unico contraltare al declino dell’egemonia americana anche in Europa.

Si ha l’impressione che la guerra non-guerra in Europa per ora si componga di uno scambio di favori tra Usa e Russia, un replay di quelli avvenuti con l’instaurazione della Guerra Fredda e il muro di Berlino. La Russia ha salvato Obama dalle tremende conseguenze degli errori di politica estera e strategica in Medio Oriente – le fallimentari primavere arabe dopo il discorso del Cairo e la guerra in Siria – e in cambio riceve, adesso, un margine operativo in Ucraina rappresentato dai dialoghi Putin-Poroschenko.


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