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SPY FINANZA/ La "profezia" di McDonald's che avvicina una crisi

Pubblicazione:lunedì 15 settembre 2014

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Per Faber, tutto questo discorso, apparentemente più politico e sociologico è invece uno straordinario indicatore economico rispetto a ciò che ci attende: «Abbiamo vissuto un “mercato del toro” a partire dall’ottobre 2011 con correzioni che al massimo sono state dell’11%, penso quindi che stiamo per assistere a un cambio di passo che potrebbe portare correzioni del 20-30% nel suo punto maggiore di crisi. E qualcosa è già in atto, sono infatti pochissime le azioni che stanno conoscendo nuovi massimi e molte invece quelle che stanno registrando minimi a 12 settimane, quindi la dimensione tecnica del pattern non è affatto rosea. Inoltre, quello Usa è il più prezzato del mondo rispetto a tutte gli altri mercati, ulteriore elemento che mi fa propendere per una visione bearish».

Quindi, guai in vista. Soprattutto se la Fed dovesse decidere - come vi ho detto venerdì - di cambiare atteggiamento e anticipare il rialzo dei tassi alla prossima primavera. Ma qui entrano in gioco due variabili che, udite udite, potrebbero far propendere non solo per un allungamento del periodo di tassi praticamente a zero ma anche per un ulteriore ciclo, pur di minore entità, di quantitative easing, alla faccia del “taper” che dovrebbe concludersi il mese prossimo. Partiamo dalla prima, ovvero il livello record di interessi che il governo federale Usa paga sul suo debito, come dimostrato dal primo grafico a fondo pagina.

Attualmente il debito pubblico federale lordo Usa è a quota 17,548 triliardi di dollari e la voce per gli interessi netti da pagare ai creditori è quella che sta crescendo più rapidamente nel budget: stando a calcoli della Cbo, Congressional budget office, nel 2024 il costo per interessi sarà quadruplicato raggiungendo la somma siderale di 880 miliardi di dollari l’anno, a fronte dei 240 miliardi di dollari che saranno spesi per tutte le altre agenzie federali, le corti, l’educazione, l’Fbi e la Cia, la polizia di frontiera, la Nasa, il sistema penitenziario, la guardia costiera e molto altro come dimostrato dal grafico. Quindi, ogni singolo debito contratto oggi verrà pagato in futuro e, soprattutto, quanto graficizzato ed elencato sono solo gli interessi sul debito, non il capitale da ripagare: quest’ultima voce spaventa meno, ma gli interessi vanno pagati, altrimenti addio creditori e finanziamento sul mercato per il governo Usa.

E già oggi le cose non vanno granché, visto che lo scorso anno la spesa per interessi sul debito è stata di circa 700 miliardi di dollari, a fronte ad esempio dei 600 miliardi spesi per il programma Medicare su cui Barack Obama aveva puntato gran parte della sua campagna elettorale e della sua credibilità. C’è poi la seconda variabile che potrebbe indurre la Fed a più miti consigli: guardate il secondo grafico, è il Comfort Index di Bloomberg che traccia la fiducia, il sentiment attuale, di cittadini che guadagnano più di 75mila dollari l’anno e la compara con l’andamento dell’indice S&P’s 500. Forse la Yellen dovrà riattivare o almeno non spegnere del tutto la pressa. Ora non ci tocca che aspettare dopodomani per il documento della Federal Reserve e capiremo qualcosa di più su quello che ci attende nei mesi a venire.

 

 


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COMMENTI
15/09/2014 - Sepolti dai debiti (Moeller Martin)

Quasi come si trattasse di un effetto collaterale, viene evidenziato che i soldi 'falsi' stampati dalla FED sono in realtà debiti per gli USA e che dovranno finanziarli e rifinanziarli per tutti gli anni a venire compromettendo qualsiasi margine di intervento per decenni. Si tratta di una situazione che in Italia conosciamo anche troppo bene! E come se non bastasse, i loro rivali e concorrenti in Europa non li stanno seguendo in questa follia. Se 'mal comune è mezzo gaudio', il fiscal compact con il suo pareggio di bilancio la riduzione dell'esposizione ad un più tranquillo 60%, amplifica ancora di più i loro problemi. Se non fermano le loro stamperie è perchè al punto in cui sono non hanno più nessuna possibilità di uscirne. Ma nel frattempo non possono neanche illudersi di stampare all'infinito e così cercano di guadagnare tempo per rifilare la polpetta avvelenata al prossimo presidente. La situazione inglese non è migliore. Oltre ad avere una minore penetrazione globale degli USA, devono competere maggiormente con gli europei. Con un -7% di deficit/pil contro un +1,5 della Germania, regalano al loro concorrente ben 8% in un solo anno. Grandi geni della finanza!