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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La "profezia" di McDonald's che avvicina una crisi

I dati sulle vendite di McDonald’s, spiega MAURO BOTTARELLI, sono un buon indicatore sull’andamento dell’economia. Attualmente non fanno presagire nulla di buono

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Ora mi sento decisamente meno solo. Se infatti qualche lettore comincia a dire chiaramente che la mia convinzione riguardo l’arrivo di una correzione sui mercati sta tramutandosi in ossessione, ecco che a condividere la mia stessa opinione arriva Marc Faber, alias “Mr. Doom”, l’uomo che predisse - inascoltato - la crisi finanziaria del 2008. Per Faber, infatti, siamo alla vigilia non di una correzione dei corsi, ma di un collasso del mercato azionario americano, un’entrata in grande stile in territorio di “bear market” dopo almeno tre anni di rally sostenuto dalle banche centrali. E se io spesso utilizzo i dati di vendita globali di Caterpillar per dimostrarvi come non vi sia alcuna ripresa in atto, nonostante le badilate di soldi facili delle banche centrali, come dimostra il primo grafico a fondo pagina, Faber nel suo ultimo intervento ha puntato il dito sui risultati a livello globale di McDonald’s, la più grande e famosa catena di ristorazione a basso costo del mondo, calate nel mese di agosto del 3,7%, ben oltre le aspettative. E non si tratta di un dato catalizzato dallo scandalo sulla sicurezza alimentare della carne scoppiato nell’area asiatica del Pacifico, visto che anche il dato di vendita negli Usa vede un -2,8%, come dimostra il secondo grafico.

Capite da soli che se una catena che ti garantisce di mangiare con un dollaro o poco più conosce una flessione del genere nei mesi estivi, dove si tende a uscire più di casa, è sintomo di una cosa sola: il crollo del potere di acquisto, perché al limite l’americano medio non mangia più sano altrove, o mangia a casa sua sfruttando le offerte dei supermarket o cerca catene più piccole ancora più a buon mercato. Per Faber questo dato è la dimostrazione plastica dei danni compiuti dall’operato delle banche centrali e la cartina di tornasole di come notizie ben peggiori di queste siano alle porte. «Nessuno sa con certezza cosa causerà il collasso dei titoli, ma i margini di guadagno, i risultati operativi di molte società, potrebbero deludere e molto. Prendiamo McDonald’s, è un ottimo indicatore dello stato di salute dell’economia mondiale: se una catena del genere non riesce ad aumentare le vendite significa che le politiche monetarie hanno fallito, permettendo ai prezzi di salire troppo rispetto al reddito disponibile, erodendo, anzi distruggendo il potere d’acquisto della gente», chiosa Faber. A detta del quale, le politiche della Fed e di altre banche centrali hanno semplicemente fatto aumentare i prezzi degli assets e creato inflazione invece che stimolare l’economia, con l’aggravante che il tasso inflattivo sta crescendo più velocemente dei salari, riducendo la quantità di denaro che i cittadini sono in grado di spendere, anche semplicemente per un pranzo da McDonald’s con la famiglia.

Per Faber, «l’espansione del credito e la stampa di denaro non sono filtrate fino alla cosiddetta “main street”, hanno unicamente gonfiato i valori degli assets di mercato, dell’immobiliare e dei titoli azionari. Prendiamo un altro esempio molto chiaro per tutti: i ristoranti di lusso sono strapieni di gente molto ricca, ci sono sempre liste di attesa per la cosiddetta “well-to-do-people” e l’unico flusso di denaro della loro ricchezza garantita anche dalla Fed che arriva all’economia reale sono le laute mance che lasciano a chi lavora al ristorante come cameriere o barman. Peccato che anche in questo caso serva a ben poco, visto che il costo della vita per quei lavoratori con questa crisi è raddoppiato, anche grazie all’inflazione stimolata e creata dalla Fed». Ecco spiegato, in parte, anche il magro risultato di McDonald’s, dove certamente non vanno a mangiare dirigenti e broker ma quel ceto medio sempre più impoverito che un tempo era il cliente-tipo della catena di fast food e che ora invece che una volta alla settimana o due, si può permettere hamburger e patatine una volta o due al mese.


COMMENTI
15/09/2014 - Sepolti dai debiti (Moeller Martin)

Quasi come si trattasse di un effetto collaterale, viene evidenziato che i soldi 'falsi' stampati dalla FED sono in realtà debiti per gli USA e che dovranno finanziarli e rifinanziarli per tutti gli anni a venire compromettendo qualsiasi margine di intervento per decenni. Si tratta di una situazione che in Italia conosciamo anche troppo bene! E come se non bastasse, i loro rivali e concorrenti in Europa non li stanno seguendo in questa follia. Se 'mal comune è mezzo gaudio', il fiscal compact con il suo pareggio di bilancio la riduzione dell'esposizione ad un più tranquillo 60%, amplifica ancora di più i loro problemi. Se non fermano le loro stamperie è perchè al punto in cui sono non hanno più nessuna possibilità di uscirne. Ma nel frattempo non possono neanche illudersi di stampare all'infinito e così cercano di guadagnare tempo per rifilare la polpetta avvelenata al prossimo presidente. La situazione inglese non è migliore. Oltre ad avere una minore penetrazione globale degli USA, devono competere maggiormente con gli europei. Con un -7% di deficit/pil contro un +1,5 della Germania, regalano al loro concorrente ben 8% in un solo anno. Grandi geni della finanza!