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REFERENDUM SCOZIA/ Borghi: la moneta vale più del voto

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Una volta ho visto una grafica che mostrava in n minuto i cambiamenti dei confini all’interno dell’Europa negli ultimi 500 anni. Quello di aggregazioni, scioglimenti, frammentazioni e ricongiungimenti è un processo che è sempre stato in divenire. La suddivisione amministrativa non è però ciò che fa la differenza. Per esempio, il fatto che la Norvegia abbia scelto di non entrare nell’Ue non ha prodotto conseguenze particolarmente gravi, anzi i norvegesi stanno benone. Lo stesso si può dire quando i danesi votarono no al referendum sull’euro. Quindi non ritengo che se anche altre realtà dovessero optare per un cambiamento o per l’indipendenza, ciò produrrebbe dei particolari sconvolgimenti.

 

E se anche il Veneto decidesse di chiedere l’indipendenza?

Il processo di affermazione dell’indipendenza del Nord è molto meno sviluppato del movimento scozzese. Anche in questo caso la cosa sarebbe più che legittima, anche se ci sarebbero dei pro e contro. Di certo però la Lega nord non farebbe l’errore degli scozzesi. Una volta che il Nord Italia deciderà di avere la sua indipendenza, se lo farà, lo farà anche con la sua moneta. Anzi, per valutare i pro e i contro dell’indipendenza della Scozia, vorrei farle un esempio preso proprio dall’Italia.

 

Prego…

Poniamo che il Veneto diventi indipendente dall’Italia e che decida di tenere l’euro, mentre il resto dell’Italia, Lombardia inclusa, esca dal’Eurozona e ritorni alla lira. Il giorno dopo un frigorifero prodotto a Verona costerebbe il 40% in più di quello prodotto a Brescia. Gli stessi veronesi andrebbero ad acquistare gli elettrodomestici fatti a Brescia. Il Veneto dunque nonostante l’indipendenza si troverebbe con una forte disoccupazione.

 

(Pietro Vernizzi)

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