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REFERENDUM SCOZIA/ Borghi: la moneta vale più del voto

Pubblicazione:martedì 16 settembre 2014 - Ultimo aggiornamento:giovedì 18 settembre 2014, 10.01

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Il sogno di William Walllace, eroe scozzese immortalato nel film Braveheart, è a un passo dal realizzarsi. “La nostra campagna è un motivo di speranza contro la paura. Questa è la nostra chance per mettere fine a una situazione nella quale abbiamo un governo conservatore per il quale non abbiamo mai votato. Proprio come è accaduto non una ma numerose volte”. Lo ha detto Kenny MacAskill, ministro per la Giustizia nel governo scozzese e uno dei leader del movimento che ha organizzato il referendum per l’indipendenza che si terrà il 18 settembre. Ne abbiamo parlato con Claudio Borghi Aquilini, professore di Economia degli intermediari finanziari all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

 

Un’indipendenza della Scozia dal Regno Unito produrrebbe conseguenze tragiche?

Quando si è deciso di fare fallire la Grecia, è stato un disastro per il mondo intero. Ma se una nazione decide di chiedere l’indipendenza non è una tragedia, anche perché in Europa ci sono piccoli Stati quali Belgio e Lussemburgo. Se anche gli scozzesi decideranno per l’indipendenza, ritengo che non ci sia nulla di cui preoccuparsi. Ciò che sinceramente non capisco e che mi preoccupa è piuttosto un’altra cosa…

 

Quale?

Mi riferisco al fatto che gli scozzesi non abbiano pensato e non vogliano pensare di stampare una loro moneta. L’unica spiegazione possibile è che avendo la sterlina, e non avendo mai sperimentato l’euro, non hanno idea di che cosa voglia dire essere indipendenti senza sovranità monetaria. Personalmente però ritengo che gli scozzesi stiano compiendo un grave errore.

 

Perché ritiene che la vera questione sia quella della moneta?

Una delle caratteristiche fondamentali di uno Stato sono i trasferimenti interni. Senza questi ultimi, nel momento in cui ci sono degli squilibri economici si producono dei disastri. In questo momento l’Europa, nonostante la divisione tra Stati, ha una moneta unica ed è priva di trasferimenti interni. Il tutto andrebbe ripensato nell’ottica della valuta e delle aree monetarie ottimali, altrimenti la semplice indipendenza normativa avrebbe un peso relativo.

 

Questo referendum può creare un precedente per altre realtà come la Catalogna?


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