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SPY FINANZA/ I numeri che mettono l'Europa sul baratro

Pubblicazione:martedì 16 settembre 2014

Gli strategist della banca spiegano che «la periferia sembra essere in una posizione win-win, in quanto una partecipazione elevata sarebbe positiva grazie al conseguente miglioramento delle aspettative sulla crescita e alla maggiore liquidità a disposizione». Mentre, paradossalmente, allo stesso tempo, «una bassa accoglienza sarebbe ugualmente positiva per le maggiori aspettative sul quantitative easing».

Nelle due aste iniziali, quella di dopodomani e di dicembre, le banche potranno ottenere un finanziamento per un ammontare che non superi, in termini cumulati, il 7% dell’ammontare delle rispettive esposizioni al settore non finanziario (esclusi i prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni) al 30 aprile 2014, un plafond iniziale che è di circa 400 miliardi di euro. Una goccia nel mare, rispetto alle reali necessità, sia di finanziamento che di ripulitura dei bilanci dalle liabilities. Ma, soprattutto, un’aspirina rispetto alla situazione graficizzata qui sotto: nonostante l’austerity, anzi proprio a causa di questa, il debito italiano a luglio è salito a 2169 miliardi di euro dai 2168 di giugno, mentre quello spagnolo nel secondo trimestre di quest’anno è salito al record di 1010 dai 995,9 miliardi del primo trimestre, con una ratio debito/Pil salita al 89,9% dal 97,4% del primo trimestre. Attenti a quota psicologica, 100% di ratio debito/Pil per la Spagna: potrebbe essere l’acceleratore dell’incendio che nessuno si aspetta, altro che Scozia.

 



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