BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ 15 ottobre, "ultimatum" all'Italia

InfophotoInfophoto

Insomma, come vi ho già detto, il bazooka di Draghi è in realtà una pistola ad acqua, soprattutto al netto della revisione al ribasso del nostro tasso di crescita per l’anno in corso compiuta lunedì dall’Ocse, un bel -0,4% cui seguirà un +0,1% per il 2015. Si chiama recessione, non ha altro nome, con l’aggravante che queste condizioni porteranno a una spirale il cui sbocco naturale - lo insegnano al primo anno di economia - sarà l’aumento pericoloso della nostra ratio debito/Pil il prossimo anno, arrivando ben oltre il cosiddetto punto di non ritorno per un Paese che non può contare su una propria valuta e una propria banca centrale.

A dirlo non sono io - o, almeno, non solo - ma nientemeno che Mediobanca, attraverso il suo strategist, Antonio Guglielmi, che interpellato dal Daily Telegraph parla la lingua dell’emergenza conclamata: «Questo è catastrofico per le finanze del Paese, ci stiamo avviando verso una ratio debito/Pil del 145% per l’anno prossimo. Chi può dire quale sarà la cifra massima che il mercato tollererà? La percentuale è già adesso spaventosa, ma visto che a oggi la partita di poker di Mario Draghi si sta rivelando un successo, c’è odore di Qe nell’aria, in modo da tenere il gioco in vita ancora per un po’». Ma come? Guglielmi non ha dubbi: «Ci vuole un bomba nucleare per invertire questo trend, se Draghi alla fine dimostrerà di non aver fatto nulla - è c’è già molto scetticismo sui mercati riguardo il piano della Bce - l’Italia è morta».

D’altronde, in un Paese in cui l’Istat l’altro giorno ha dovuto certificare un calo mensile della produzione industriale dell’1% a luglio e dell’1,8% su base annua, già di un quinto dal 2008, c’è poco da salvare se non si usano mezzi davvero non convenzionali. I dati degli export su base regionale sono scesi del 2,5% nel secondo trimestre, con il Sud che ormai viaggia su cifre catastrofiche da Paese sottosviluppato: -11,1% la Sicilia, -11,2% la Sardegna e -24,6% la Basilicata. Roba da brividi alla schiena. Per Guglielmi, «la ripresa nella zona euro è rimasta deludente, soprattutto nelle grandi economie come Germania, Francia e Italia. La fiducia si sta indebolendo ancora e lo stato a dir poco anemico della domanda si riflette nel calo dell’inflazione, già a zero nell’eurozona presa come insieme e in negativo in parecchi Paesi».

Nonostante i pacchetti di austerity che l’Italia ha varato dal governo Monti in poi e nonostante un avanzo primario quasi del 3%, i piani per stabilizzare il debito si sono rivelati dei veri e propri fallimenti: nel primo trimestre di quest’anno siamo arrivati al 135,6% del Pil, un aumento che galoppa a un tasso del 5% del Pil ogni anno, anche se Mario Monti aveva promesso che la ratio sarebbe stata del 115% a fine 2014, incappando in una cantonata pari soltanto a 25 punti percentuali di Pil. Eh questi professori, che geniacci che sono! Oggi come oggi, quindi, se vogliamo invertire la dinamica ed evitare una trappola del debito che accelererebbe la fine, non si può che puntare sulle dinamiche di crescita, le quali dipendono in gran parte dalla Bce: soggetto che però, come vi ho dimostrato, non sta facendo abbastanza. Anzi, nulla se non sbagliare ricette e minacciare con sempre meno credibilità i mercati per evitare assalti allo spread.