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GEO-FINANZA/ Dollaro e debito, così l'Europa si è fatta "intrappolare" dagli Usa

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Ai principi del 1989 di “pace, democrazia e libero mercato” si sono sostituiti quelli di “crescita e rigore”, al progetto di “armonia” mondiale rappresentato dall’idea unipolare del “mondo piatto” si è sostituita la rinascita dei nazionalismi e il corollario geofinanziario dei fondi sovrani. Il “multilateralismo selettivo e guidato” sta sfociando nel caos.

A 25 anni da quell’inizio ci troviamo in crisi economica grave, crisi sociale devastante, caos politico e geopolitico, e con una classe dirigente pubblica e privata avida e incoerente. Cerchiamo di capire che cosa non ha funzionato in questo quarto di secolo e di trarne le lezioni per invertire la rotta.

Prima lezione - Economia. Il ciclo capitalistico attuale trova le sue origini nelle guerre napoleoniche in Europa e Russia, e nell’espansionismo coloniale in Africa e Asia che portò all’isolamento della Cina. La sua prima mutazione avvenne con la Grande guerra (1914-18) che portò al superamento del principio di dominio e di quello di proprietà ereditaria. Infatti, dal 1920 l’ordine politico e sociale fu progressivamente ristrutturato in senso democratico. Ebbe inizio così il ciclo propriamente finanziario il cui perno era la “democrazia della proprietà”, cioè un sistema di credito (pubblico) per l’accesso e l’acquisizione della proprietà da parte delle masse che fino ad allora ne erano escluse per motivi di censo ed economici.

Simultaneamente si stabilì il principio guida (etico) della pari dignità del lavoro e del capitale nel processo di produzione, che portò a soluzioni tecniche diverse, dalla cogestione aziendale alla concertazione tra le parti sociali. In pratica, l’economia di guerra (warfare economy) fu trasformata in “economia sociale” (welfare economy), che assicurò la massa centrista di voti democratici (la classe media). A questi due fatti pregnanti nella storia dell’umanità, in contropartita, durante la Seconda guerra mondiale, si costruì il sistema finanziario approvato alla conferenza di Bretton Woods (1944) per riparare ai guasti del sistema delle banche centrali nato nel 1930 (Bank of International Settlements). Con l’esclusione dell’Urss, della Cina e di pochi altri che avevano fatto scelte più radicali in senso autarchico, al resto del mondo si impose un nuovo ordine monetario incentrato sul dollaro americano che fungeva da “moneta mondiale di riserva” con lo scopo di facilitare gli scambi.

La posizione egemone del dollaro è all’origine dello sviluppo dell’egemonia geopolitica e strategica americana. Un impero involontario, quasi riluttante. Tuttavia, la situazione egemonica ha permesso di instaurare il “sistema di debito” - tramite il signoraggio - per finanziare l’economia del dollaro e dell’Occidente. Il “sistema del debito” fu facilmente imposto agli stati vassalli, sia in Europa sia nel Terzo mondo (questi ultimi “ereditati” dall’ex Impero britannico). A partire dagli anni 80, il costo dell’egemonia americana spinse la crescita esponenziale del debito denominato in dollari, provocando le “asimmetrie di sistema” che oggi viviamo come crisi economica e sociale. Il neoliberismo è dilagato, travolgendo fedi e ideologie.

Nell’ultimo quarto di secolo i dirigenti pubblici e privati hanno dato prova di limitatezza, concentrandosi su aspetti tecnici invece che sistemici, privilegiando l’avidità invece della conservazione. Le allucinazioni del mercato e della deregolamentazione hanno annientato le capacità di progettazione e programmazione, politica, economica e sociale. Ciò spiega perché oggi siamo prigionieri della spirale del debito (crescita) e delle sole politiche monetariste (aumento della massa monetaria e tassi di interesse) che stanno sprofondando il sistema finanziario in recessione e deflazione. Per invertire la rotta, cioè per uscire dalla trappola della crescita e per dirigersi verso un’economia espansiva con uno sviluppo di stile keynesiano, oggi sarebbero essenziali le qualità e le competenze di programmazione e progettazione.