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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Dollaro e debito, così l'Europa si è fatta "intrappolare" dagli Usa

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Non è un caso che la pressione tributaria, particolarmente sui salari e sui redditi, sia cresciuta esponenzialmente negli ultimi 25 anni. Essa è stata necessaria per compensare l’espansione della massa monetaria. Invece, i teorici neoliberisti sostengono che essa serva a pagare la (cattiva) gestione servizi di utilità comune. Il sistema della tassazione dei redditi fu introdotto dall’Impero britannico alla fine del XIX secolo ed è stato ereditato (nel pacchetto) dagli Usa. È evidente che tale sistema può funzionare solo in presenza di una crescita continua, altrimenti diventa recessivo oltre che vessatorio. Infatti, l’introduzione dell’imposta sul reddito negli Usa fu oggetto di un esteso dibattito politico e giuridico costituzionale nel quale si opponevano gli antesignani della destra repubblicana ereditata oggi dai “tea party”. La situazione attuale ha raggiunto l’apice della pressione tributaria sui redditi e sul lavoro, portando al crollo della domanda e quindi alla stagnazione o alla recessione.

Alle ricette neoliberiste di “aggiustamento strutturale”, cioè riforme strutturali dell’impianto istituzionale che tendono alla riduzione delle spese pubbliche per aumentare il margine tributario operativo necessario al servizio del debito, è tempo di reagire con lo spostamento del carico tributario dai redditi ai consumi. Purtroppo, oggi in Europa le componenti politiche socialdemocratiche sono molto, troppo, timide su queste questioni lasciando campo libero alle destre radicali e nazionaliste. Per uscire dalla trappola del debito si impone la necessità di una rivoluzione etica nella fiscalità e nei tributi. Questo è l’unico modo concreto per ridare fiato all’economia con una crescita reale e non contabile.

Sebbene in modo molto differenziato, i Brics pongono questa alternativa da alcuni anni, chiedendo che l’impianto di Bretton Woods venga ridiscusso per creare una “nuova governance mondiale” delle monete e dell’economia. Nonostante gli appelli di numerosi intellettuali a una conferenza Euro-Brics, la dirigenza europea è latitante su questo tema. Gli Stati Uniti e il dollaro sono in grave difficoltà, come spiega perfettamente Stefano Cingolani. Quindi, per l’Europa se non ora quando?

 

(1- continua)

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